La proliferazione incontrollata dei cinghiali negli areali della Patata della Sila IGP sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza strutturale. A lanciare l'allarme è Coldiretti Calabria, che chiede alle istituzioni un intervento rapido e coordinato per evitare pesanti ripercussioni su una delle filiere agricole più rappresentative del territorio calabrese.
A sollevare la questione è il presidente regionale di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, che ha inviato una lettera all'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo e al Commissario Straordinario del Parco Nazionale della Sila Liborio Bloise, evidenziando una situazione che rischia di compromettere produzioni, redditi e prospettive di sviluppo delle aree interne.
Con la campagna di semina ormai conclusa e gli investimenti già effettuati dalle aziende agricole, i danni provocati dalla fauna selvatica stanno diventando sempre più evidenti. Secondo Coldiretti, nei territori della Sila la presenza dei cinghiali ha raggiunto livelli particolarmente elevati e i campi coltivati risultano estremamente vulnerabili soprattutto nelle prime fasi di crescita delle colture.
La preoccupazione principale riguarda la Patata della Sila IGP, eccellenza riconosciuta dell'agricoltura calabrese. Il breve ciclo produttivo della coltura non consente infatti recuperi in caso di danni significativi, con il rischio concreto di perdite economiche rilevanti per le imprese agricole e conseguenze sull'occupazione e sull'intero indotto territoriale.
Coldiretti sottolinea come gli strumenti per affrontare il problema esistano già. A fine 2024 è stato infatti approvato il Piano Straordinario di contenimento del cinghiale, che prevede una serie di misure operative per il controllo della popolazione degli ungulati. Tuttavia, secondo l'organizzazione agricola, molte delle azioni previste non sarebbero ancora state pienamente attuate.
Tra le principali criticità segnalate figurano il mancato coinvolgimento diretto degli agricoltori previsto dal Piano, l'assenza di procedure operative tempestive sui territori e i ritardi nell'applicazione concreta delle misure di contenimento.
Per questo Coldiretti Calabria chiede la piena e immediata attuazione del Piano, il rafforzamento delle squadre di selecontrollo, l'attivazione del ruolo degli agricoltori-cacciatori, una maggiore diffusione delle gabbie di cattura accompagnata da adeguati sostegni economici e un coordinamento costante tra Regione Calabria, Parco Nazionale della Sila e Ambiti Territoriali di Caccia.
L'organizzazione propone inoltre l'istituzione di un monitoraggio continuo delle aree maggiormente colpite e la convocazione urgente di un tavolo operativo permanente capace di affrontare la questione con un approccio strutturale e non più emergenziale.
"Non si tratta più di una criticità occasionale", evidenzia Coldiretti, ma di una situazione che rischia di mettere in discussione la sopravvivenza stessa di molte aziende agricole operanti nelle zone interne della regione.
L'appello rivolto alle istituzioni è chiaro: accelerare l'attuazione delle misure già previste e garantire interventi immediati, coordinati e continuativi. Per Coldiretti ogni ulteriore ritardo rischia di tradursi in produzioni compromesse, redditi ridotti e maggiore fragilità per territori che trovano nell'agricoltura uno dei principali presìdi economici e sociali.
In gioco, conclude l'organizzazione, non c'è soltanto l'esito della campagna produttiva in corso, ma la tenuta di una filiera strategica e identitaria per l'intera Calabria.