Achille Lauro, all’anagrafe Lauro De Marinis, ha presentato lo scorso 15 Giugno la sua prima collezione come direttore artistico di Dondup.
Durante la tappa milanese del tour Comuni Immortali, il palco è diventato una passerella: dopo il brano 16 Marzo, le luci si sono spente, sul ledwall è apparsa la scritta Erotica, nome della collezione, e sulle note di Maleducata hanno sfilato i primi 50 look ideati dal cantante romano.

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Lauro strizza l’occhio ai completi e al gessato, a modo suo naturalmente, ma non manca la consueta vena provocatoria: lingerie e cappotti, miniabiti con suggestive trasparenze e autoreggenti a perdita d’occhio, guanti, cappelli e occhiali che rimandano a un immaginario fetish uscito direttamente dal mondo di Matrix. Una collezione che rispecchia pienamente il tema e il suo autore: coerente, provocatoria ed erotica, senza risultare eccessivamente volgare. Almeno per come gli abiti sono stati abbinati in passerella; su ciò che accadrà nelle boutique è ancora presto per sbilanciarsi.

La scelta di presentare la collezione davanti a circa 60.000 persone è stata criticata da alcuni, poiché chiaramente dettata da una strategia di marketing accuratamente studiata, capace di garantire alla collezione una risonanza ben maggiore rispetto a quella che avrebbe ottenuto all’interno del calendario ufficiale della Fashion Week milanese. Allo stesso tempo, però, si è trattato di una mossa democratica: due show al prezzo di uno e, soprattutto, una sfilata portata davanti a un pubblico di non addetti ai lavori, un’esperienza più unica che rara.
Come spesso accade, però, non sono mancate le polemiche. Questa volta, ancora una volta e purtroppo, il dibattito si è concentrato sulle taglie: una collezione che celebra la femminilità sembra infatti escludere gran parte delle fisicità, rendendo disponibile unicamente la taglia 40.

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La strategia del rage-bait marketing, ovvero la creazione deliberata di polemiche per attirare l’attenzione, appare oggi più che mai calcolata. Resta da capire se Lauro e Dondup saranno capaci di sfruttarla al meglio senza compromettere la reputazione del marchio e il personal brand dell’artista.