È morto don Antonio Mazzi, fondatore e presidente della Fondazione Exodus. Aveva 96 anni. Si è spento oggi, 31 luglio, alle 17 a Milano, come annunciato con "profondo dolore" dalla Fondazione Exodus. Accanto a lui, fino agli ultimi istanti, c'erano i suoi ragazzi e gli educatori che per decenni hanno condiviso il suo percorso umano e sociale. Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più autorevoli del Terzo Settore italiano, sacerdote, educatore e punto di riferimento nella lotta alle dipendenze e al disagio giovanile.

Per oltre quarant'anni don Mazzi ha guidato Exodus trasformandola in una delle più importanti realtà italiane dedicate al recupero dei giovani in difficoltà. Nato a Verona nel 1929, fondò il progetto Exodus nel 1984 nel Parco Lambro di Milano, dando vita a un percorso educativo innovativo che nel tempo è diventato una rete nazionale composta da una trentina di centri, comunità, poli educativi e cooperative attive in tutta Italia e anche all'estero.

Il vicepresidente della Fondazione, Franco Taverna, lo ha ricordato come "un padre, un uomo e un visionario", sottolineando come don Antonio amasse definirsi "un prete matto, borderline". "Non era lui ad aver salvato i ragazzi - ha ricordato - ma erano stati proprio i suoi ragazzi difficili a salvare lui". La Fondazione ha assicurato la piena continuità di tutte le attività e l'impegno a custodire e sviluppare il patrimonio educativo, scientifico e morale lasciato dal sacerdote.

Prete di strada e comunicatore instancabile, don Mazzi ha dedicato tutta la sua vita all'accoglienza di chi veniva emarginato dalla società. Il suo metodo educativo, fondato sulla responsabilità, sul lavoro e sulla fiducia nella persona, ha contribuito a cambiare profondamente l'approccio al recupero delle dipendenze in Italia. Celebre una delle sue frasi più amate: "I giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere".

Nel corso degli anni ha dato vita a numerose iniziative, tra cui la Fondazione Exodus nel 1996, l'Associazione Nazionale di Promozione Sportiva nelle Comunità, il progetto "Tremenda Voglia di Vivere", l'Università della Famiglia di Verona, l'associazione Ambalaki in Madagascar, una comunità in Patagonia per i ragazzi di strada e il movimento "Educatori senza Frontiere". Parallelamente ha collaborato con importanti quotidiani e riviste nazionali, partecipando anche a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche, tra cui per molti anni "Domenica In", portando il dibattito sui temi dell'educazione, della famiglia e dell'emarginazione nelle case degli italiani.

"La sua eredità non si misura nelle strutture costruite, ma nelle migliaia di vite cambiate", ricorda oggi la comunità di Exodus, che ha scelto di salutarlo continuando la sua missione: stare accanto ai più fragili, offrendo sempre una possibilità di rinascita e di speranza.