Il tennis italiano perde una delle sue voci più riconoscibili. Elena Pero è morta a 60 anni, dopo una lunga carriera trascorsa a raccontare i grandi appuntamenti del circuito internazionale e a entrare nelle case degli appassionati con uno stile sobrio, competente e immediatamente riconoscibile.
Per oltre trentacinque anni ha seguito da vicino i tornei più importanti, prima a Telepiù e poi a Sky, accompagnando intere generazioni di spettatori attraverso finali, rivalità e stagioni che hanno segnato la storia recente del tennis. La sua voce era diventata parte stessa del racconto televisivo, soprattutto grazie alla lunga collaborazione con Paolo Bertolucci, con il quale aveva costruito una delle coppie di telecronaca più note e apprezzate dal pubblico italiano.
Pero aveva continuato a lavorare anche durante la malattia, mantenendo fino all’ultimo un legame fortissimo con il mestiere e con lo sport che aveva raccontato per gran parte della propria vita professionale.
L’ultima telecronaca era arrivata a Wimbledon, in occasione del secondo successo consecutivo di Jannik Sinner sull’erba londinese. Un epilogo dal forte valore simbolico, perché proprio negli ultimi anni Pero aveva avuto modo di raccontare da vicino l’ascesa del tennis italiano e il percorso di uno dei suoi protagonisti più importanti.
La sua carriera aveva attraversato epoche molto diverse, dai grandi campioni degli anni Novanta fino alla nuova generazione azzurra, mantenendo sempre lo stesso approccio: attenzione al gioco, conoscenza tecnica e capacità di lasciare spazio al campo senza trasformare il racconto in protagonismo.
Con la morte di Elena Pero scompare dunque una figura che ha accompagnato il tennis italiano per decenni e che, più che limitarsi a commentare le partite, ha contribuito a costruire il modo in cui milioni di spettatori le hanno vissute.
La sua ultima voce da Wimbledon, nel giorno di un altro trionfo di Sinner, resterà così come l’ultimo capitolo di una lunga storia professionale legata indissolubilmente al tennis.