Francesco Guccini è morto questa mattina nella sua casa di Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano. Aveva 86 anni. Ad annunciarlo è stata la famiglia, che ha voluto sottolineare come le esequie si svolgano "nel rispetto delle sue volontà" e "in forma strettamente privata". Nel comunicato, i familiari hanno chiesto che "questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità", ringraziando "tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto". Per permettere a chi lo ha amato di salutarlo, è stata annunciata una cerimonia commemorativa pubblica nel mese di settembre.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, pochi giorni dopo l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale, Guccini ha avuto un'infanzia segnata dal conflitto: il padre Ferruccio fu chiamato alle armi e, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, finendo internato in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo. Il piccolo Francesco crebbe quindi con la madre e i nonni paterni proprio a Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano: un'esperienza destinata a lasciare un'impronta profonda nella sua opera, dalle canzoni ai romanzi, a partire da "Cròniche epafàniche", pubblicato nel 1989 e dedicato proprio alla memoria di quel paese.

Gli esordi musicali risalgono al 1960, dopo un periodo come cronista alla Gazzetta di Modena. Il debutto discografico è del 1967 con "Folk beat n. 1", ma è con l'album "Radici", del 1972, che arriva la consacrazione. Inizia così una carriera lunga oltre sessant'anni, capace di attraversare la memoria storica, la politica, l'amicizia, l'amore e il passare del tempo, trasformando la canzone d'autore in una forma di racconto civile e letterario. Brani come "La locomotiva", "Auschwitz", "Dio è morto", "Incontro", "Eskimo" e "Cyrano" sono diventati patrimonio di più generazioni. "L'avvelenata", invece, resta la sua risposta più celebre alle critiche ricevute dopo l'album "Stanze di vita quotidiana", con il verso "a canzoni non si fan rivoluzioni" diventato uno dei più citati della sua produzione.

Pur rivendicando una sensibilità libertaria, socialista e antifascista, nei suoi testi ha alternato il racconto dell'impegno civile a quello della memoria, dell'amicizia, del tempo e della vita quotidiana, dalla Resistenza fino a personaggi contemporanei come Carlo Giuliani, il giovane ucciso durante gli scontri del G8 di Genova del 2001, protagonista del brano "Piazza Alimonda". Accanto alla musica ha coltivato un'intensa attività letteraria e saggistica, firmando romanzi noir, opere autobiografiche e saggi, oltre a dedicarsi agli studi linguistici e dialettali. Il suo ultimo album in studio, "Canzoni da intorto", pubblicato nel novembre 2022, ha segnato il ritorno discografico dopo dieci anni di silenzio. Nella sua carriera ha ricevuto cinque Targhe Tenco, l'ultima nel 2015 alla carriera.

Umberto Eco lo definì una volta "il più colto dei cantautori italiani", lodando il coraggio di "far rimare amare con Schopenhauer". Con la sua morte si spegne una delle voci che più hanno segnato la canzone d'autore italiana, trasformando la musica in memoria, racconto e letteratura.