È scomparso il 18 giugno, all’età di 95 anni, Cleto Munari. Nato a Gorizia nel 1930 e vicentino d’adozione, è stato una delle figure più originali e innovative del design italiano del secondo Novecento, capace di creare un ponte tra arte, architettura, gioielleria e produzione industriale.
La sua passione per il design nasce negli Anni settanta, in seguito all’incontro con l’architetto Carlo Scarpa, maestro destinato a influenzarne profondamente la visione creativa. Da quell’esperienza prenderà forma la Cleto Munari Design Associati, azienda destinata a diventare un punto di riferimento internazionale grazie alla collaborazione con alcuni tra i più importanti protagonisti dell’arte e del design contemporaneo, tra cui Gio Ponti, Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Hans Hollein e Arata Isozaki.
Il marchio voluto da Munari ha sempre mantenuto una forte identità, distinguendosi dalle logiche commerciali più tradizionali per privilegiare la ricerca, la sperimentazione e il dialogo tra discipline diverse. Ogni oggetto prodotto non era concepito come semplice accessorio, ma come espressione culturale e artistica.
Dagli argenti ai gioielli, dalle posate progettate da Carlo Scarpa nel 1977 fino alle celebri collezioni di orologi firmate da Hollein, Sottsass, Isozaki e Michael Graves, ogni creazione racconta una diversa interpretazione del design e della cultura dei rispettivi Paesi d’origine. I gioielli e le opere in vetro rappresentano invece la sintesi della continua ricerca di Munari sulle forme, sui materiali e sul colore.
Le sue opere sono oggi conservate ed esposte nei più importanti musei del mondo, testimonianza concreta di un percorso creativo che ha contribuito a rinnovare il linguaggio del design internazionale. Con la scomparsa di Cleto Munari viene meno un protagonista della cultura progettuale italiana, ma resta viva l’eredità di un uomo che ha saputo trasformare il design in una forma d’arte.