Il 43,8% ottenuto dall'AfD in Sassonia-Anhalt non si traduce automaticamente in un governo. Con 39 seggi su 83, il partito di Ulrich Siegmund resta a tre seggi dalla maggioranza assoluta, fissata a 42, e la partita per la guida del Land si è spostata sui meccanismi previsti dalla Costituzione regionale, con un primo colpo di scena arrivato a poche ore dal voto.
Secondo le regole della Sassonia-Anhalt, se al primo e al secondo scrutinio nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei deputati, al terzo turno è sufficiente la maggioranza semplice dei voti espressi. È qui che si inserisce il ruolo del BSW, il partito fondato da Sahra Wagenknecht, una formazione della sinistra populista entrata in parlamento con il 5,3% e cinque seggi. Lo Spitzenkandidat Thomas Schulze ha dichiarato alla radio Deutschlandfunk che la formazione sarebbe disposta ad astenersi in quella fase, aprendo di fatto la strada all'elezione di Siegmund senza bisogno di un'alleanza formale. Lo stesso Siegmund, però, ha respinto l'offerta, definendo il BSW "parte del problema" e sostenendo che un'astensione "non rappresenta una maggioranza stabile" per governare. Fino all'elezione di un nuovo ministro-presidente resta in carica l'attuale governatore uscente, il cristiano-democratico Sven Schulze.
La Cdu di Friedrich Merz è intanto precipitata al 17,2%, dal 37,1% del 2021, scendendo da 40 a 15 seggi: una delle sconfitte più pesanti nella storia recente del partito, arrivata proprio nel Land dove l'AfD è riuscita a mobilitare larghe fasce dell'elettorato, incluso un consistente numero di ex astensionisti.
La lettura europea: l'analisi di Corazza
È in questo quadro che si inserisce l'analisi di Carlo Corazza, direttore dell'Ufficio del Parlamento europeo in Italia, intervistato su Focus Europa l'8 settembre. Secondo Corazza, il voto in Sassonia-Anhalt conferma l'avanzata del populismo e dell'estrema destra in diversi Paesi dell'Unione, alimentata soprattutto dalle paure generate dalla crisi economica, dalla disindustrializzazione e dall'immigrazione. Nella sua lettura, la risposta non può limitarsi al contrasto politico: servirebbero invece più investimenti, maggiore integrazione europea, strumenti finanziari comuni, una base industriale più solida, una vera autonomia strategica, oltre a un'azione più efficace contro la disinformazione russa e a una regolamentazione dei grandi giganti del web.
Il voto tedesco ha una ricaduta diretta sugli equilibri europei. La Cdu è uno dei pilastri del Partito popolare europeo, che occupa una posizione centrale nelle istituzioni dell'Unione: l'avanzata dell'AfD mette quindi sotto pressione non solo la politica interna tedesca, ma anche il sistema di alleanze su cui si regge la maggioranza a Bruxelles. Il risultato viene già osservato con attenzione in vista delle prossime elezioni nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino.
Secondo Corazza, la risposta europea passa anche dal rafforzamento della democrazia e dell'identità comune dell'Unione, un tema al centro della seconda Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia, in programma dal 10 al 12 settembre e promossa dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che riunirà dissidenti, attivisti, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti per discutere di libertà, democrazia e futuro europeo.
Per la prima volta dal dopoguerra, un partito di estrema destra ha vinto un'elezione regionale in Germania. Ma il caso Sassonia-Anhalt dimostra anche che vincere le urne non basta: la vera partita, tra regole istituzionali e cordone sanitario, si gioca ora nelle prossime settimane a Magdeburgo, mentre Berlino e Bruxelles guardano con attenzione agli sviluppi.