n Afghanistan essere una ragazza significa poter studiare soltanto fino a una certa età. Poi le porte delle scuole si chiudono, quelle delle università restano sbarrate e il diritto all'istruzione viene cancellato per decisione del regime talebano. Una situazione che dura ormai da cinque anni e che le autorità di Kabul non intendono modificare.

A ribadirlo è stato Shahabuddin Delawar, responsabile della Mezzaluna Rossa afghana sotto il controllo dei talebani, che il 10 ottobre ha confermato la permanenza del divieto di istruzione femminile oltre la sesta classe, in applicazione delle disposizioni del leader supremo Hibatullah Akhundzada. Nessuna riapertura, nessuna data per il ritorno sui banchi. Milioni di ragazze continueranno a essere escluse dall'istruzione secondaria, mentre alle donne rimane vietato frequentare le università.

I numeri raccontano la portata di questa esclusione. Secondo l'UNICEF, oltre 2,6 milioni di ragazze afghane hanno subito la privazione dell'istruzione secondaria dal ritorno dei talebani al potere nel 2021. Un'intera generazione rischia di crescere senza poter scegliere liberamente il proprio futuro professionale, senza accedere alla formazione universitaria e senza poter aspirare a numerose professioni. Le conseguenze riguardano anche la sanità, dove la mancanza di nuove dottoresse e infermiere rischia di compromettere ulteriormente l'assistenza alle donne.

Eppure le condanne internazionali non sono mancate. Le Nazioni Unite, attraverso UNESCO, UNICEF e altri organismi, hanno denunciato ripetutamente le restrizioni. Il 5 ottobre il Consiglio dei diritti umani dell'ONU ha inoltre condannato all'unanimità la sistematica oppressione delle donne afghane. La Corte penale internazionale ha emesso mandati d'arresto nei confronti di esponenti della leadership talebana, accusati di persecuzione di genere quale crimine contro l'umanità. Si tratta di accuse giudiziarie, non di condanne definitive.

Il problema, dunque, non è l'assenza di dichiarazioni o di prese di posizione. È la loro incapacità, almeno fino a oggi, di ottenere un cambiamento concreto. Mentre la comunità internazionale continua a chiedere il ripristino dei diritti fondamentali, in Afghanistan milioni di ragazze restano lontane dalle aule scolastiche. Per loro il diritto allo studio non è una questione ideologica o diplomatica, ma la possibilità stessa di costruirsi una vita indipendente. E dopo cinque anni di divieti, quella possibilità continua a essere negata.