Tensione altissima a Tirana, dove per il secondo giorno consecutivo migliaia di studenti sono scesi in strada contro il governo di Edi Rama, dando vita a una protesta che nelle ultime ore è degenerata in violenti scontri con la polizia antisommossa.
Al centro della mobilitazione ci sono soprattutto le alte tasse universitarie, il mancato sostegno economico ai giovani e le difficoltà nel trovare un’occupazione dopo la laurea, temi che hanno alimentato una protesta già molto partecipata e che si è progressivamente allargata anche ad altre contestazioni nei confronti dell’esecutivo.
Nella giornata di oggi due incendi hanno interessato il ministero dell’Istruzione e una filiale della Raiffeisen Bank, davanti ai quali si erano radunate migliaia di persone. Già il giorno precedente il ministero era stato preso di mira con lanci di pietre e mattoni, mentre un altro incendio aveva colpito la sede del municipio di Tirana.
La situazione è rapidamente degenerata in diverse zone del centro, dove alcuni manifestanti hanno innalzato barricate e lanciato pietre, petardi e bottiglie molotov contro gli agenti. La polizia ha risposto utilizzando idranti e gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla e riportare la situazione sotto controllo.
Secondo quanto riferito dalle autorità, 28 persone sono state arrestate soltanto nella prima giornata di disordini, mentre restano da quantificare eventuali feriti e ulteriori danni provocati dagli scontri.
Il governo ha invitato gli studenti a prendere le distanze dagli episodi di violenza, ribadendo che manifestare rappresenta un diritto legittimo ma che la protesta non può trasformarsi in distruzione e scontri nelle strade.
La mobilitazione, tuttavia, non sembra destinata a spegnersi rapidamente. La rabbia degli studenti mette infatti insieme rivendicazioni economiche e sociali che riguardano direttamente il futuro delle nuove generazioni, trasformando la protesta universitaria in una contestazione più ampia contro l’esecutivo.