I siti web che permettono di scommettere sul verificarsi di eventi futuri nel 1991 erano lontani anche solo dal poter essere immaginati. Esisteva la geopolitica fondata sui numeri e analisi ponderose, roba da tomi di migliaia di pagine.
Giulio Andreotti invece era presidente del consiglio per l’ultima volta nella sua vita di statista, avrebbe concluso il cursus honorum con la nomina a senatore a vita. Mani pulite sarebbe esplosa di lì a breve. Ma Andreotti la sua "prediction" sull'emigrazione incontrollabile l'aveva pronunciata in maniera netta e cristallina. In queste ore il video della sua "profezia" ha ripreso ha rimbalzare sul web in maniera virale, forse sospinto dall'algoritmo o da logiche imperscrutabili.
“Ci saranno milioni e milioni di persone che sfonderanno i confini dell’Europa. Sarà la marcia dei Tartari se non intensificheremo quello che stiamo facendo, se noi non mettiamo questi paesi in condizione di avere una condizione di vita che sviluppi la loro vocazione artigianale, turistica, industriale”.
Il video è in una pagina celebrativa della Prima repubblica, ascrivibile ai primi Anni novanta. Andreotti è in forma smagliante, determinato e deciso; usa un esempio alto, come quello del libro di Dino Buzzati, per dare una forma palpabile alla platea dei presenti della marea di immigrati che sarebbero potuti sbarcare se non si fossero incentivati gli aiuti nei loro territori. Andreotti parla di industria, turismo e agricoltura da incentivare immediatamente per scongiurare un dramma simile. Tutte le altre proposte o critiche (“devono aiutarsi tra di loro” -i Paesi del continente africano- “perché abbiamo tanti problemi noi in Italia”) “sono materiale buono per scrivere libri”, conclude Andreotti. E’ un’analisi concreta la sua, certo la situazione geopolitica era profondamente diversa.
Le uova erano ancora tutte nel paniere (la Primavera Araba neanche immaginabile) e i conflitti tra stati nazionali africani limitati. Eppure Andreotti antevedeva, o forse aveva capito che sarebbe stato impossibile mantenere un equilibrio instabile come quello tra gli Stati africani per sempre. E l’Italia sarebbe stato il primo Paese investito dallo tsumami migratorio.
Alcuni commentano il suo intervento a pie’ di pagina sostenendo quanto una simile previsione fosse relativamente semplice da pronunciare, ma sfidiamo chiunque a registrare una testimonianza simile consegnata alla Storia, ora scolpita e autografata nella pietra del web, a sotterrarla nell’ipotalamo di miglia di ore di comizi, interventi in sedi istituzionali, meeting e a rispolverare il contenuto tra venti o trent’anni.
Andreotti, come il Tenente Drogo raccontato nel romanzo di Buzzati, era certo che i Tartari sarebbero arrivati dal confine. Sarebbe bastato, quindi, ascoltare Andreotti e leggere Buzzati. Al momento politici come Andreotti in Italia scarseggiano, e il romanzo di Buzzati si è trasfigurato in una tragica e dolorosa emergenza.