Svolta nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere stato il mandante dell’attentato, confermando l’impianto accusatorio della Procura.
La dichiarazione è arrivata durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere romano, dove Lavitola si trova dopo l’arresto. A riferire il contenuto dell’interrogatorio è stato il suo avvocato, Sergio Cola, al termine dell’atto giudiziario.
«Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato», ha spiegato il legale.
Secondo quanto riferito dalla difesa, Lavitola avrebbe anche chiarito il movente della sua decisione. L’obiettivo, nella versione fornita al gip, sarebbe stato quello di proteggere Ranucci, che a suo dire sarebbe stato esposto a diversi e pericolosi tentativi di aggressione.
L’attentato sarebbe quindi stato pensato, secondo la ricostruzione fornita dall’indagato, per provocare un innalzamento delle misure di sicurezza attorno al giornalista. «Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e per fargli innalzare il livello di protezione», ha aggiunto l’avvocato Cola.
La confessione rappresenta un passaggio decisivo nell’indagine, ma resta ora da chiarire nei dettagli come sia stata organizzata l’azione, quali persone siano state coinvolte nella sua esecuzione e se la versione sul movente trovi riscontro negli elementi raccolti dagli investigatori.
Gli accertamenti della Procura proseguono dunque per ricostruire l’intera catena di responsabilità e verificare tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione dell’attentato contro il conduttore di Report.