Una richiesta di poter effettuare una breve videochiamata alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico sarebbe stata negata alla madre di Stella, la bambina di Monteverde allontanata dalla scuola lo scorso maggio e successivamente collocata presso il padre. A riferirlo è Marina Terragni (Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza), che interviene sul caso esprimendo perplessità sulle modalità con cui sarebbe stata gestita la vicenda.
Secondo quanto riferito da Terragni, la madre della bambina, indicata come S., avrebbe chiesto di poter parlare con la figlia per rivolgerle un semplice augurio in vista del ritorno in classe. La richiesta, sempre secondo la ricostruzione della Garante, sarebbe stata rivolta alla tutrice, l’assessora di Roma Capitale Barbara Funari, delegata dal sindaco Roberto Gualtieri. Terragni sostiene che alla richiesta non sarebbe seguito un riscontro favorevole.
La vicenda riguarda Stella, che a metà maggio scorso sarebbe stata prelevata dalla scuola e collocata presso il padre. Le circostanze dell’allontanamento e le decisioni relative ai rapporti tra la minore e i genitori si inseriscono in un contesto familiare sul quale, anche attraverso provvedimenti delle autorità competenti, sono state assunte specifiche disposizioni.
Terragni distingue tuttavia il profilo strettamente giuridico da quello umano. “In punto di diritto vi sono forse ragioni, anche se è difficile vederle, per una decisione che provoca inutilmente un dolore in più a madre e figlia”, afferma la Garante, secondo la quale anche le modalità concrete di applicazione dei provvedimenti dovrebbero essere valutate alla luce dell’interesse della minore.
Nel suo intervento, Terragni riferisce inoltre che sarebbe stato impedito alla stessa Autorità garante di incontrare la bambina, nonostante, a suo dire, un appuntamento fosse stato concordato da alcune settimane e considerato possibile e utile. Anche su questo punto la Garante solleva interrogativi sulla gestione del caso.
Il tema posto da Terragni va oltre la singola vicenda. La Garante contesta infatti un approccio che, a suo giudizio, rischierebbe di privilegiare l’applicazione formale di norme, procedure e provvedimenti a discapito delle esigenze relazionali del minore.
“Quando in nome di leggi, di procedure e di sentenze che dovrebbero essere sempre e imprescindibilmente orientate dal superiore interesse del minore si impedisce a una madre anche solo di augurare buon anno scolastico alla propria bambina, sostiene Terragni, allora c’è qualcosa che non va come dovrebbe”.
La Garante richiama quindi il principio del superiore interesse del minore, previsto dalla normativa nazionale e internazionale, e sostiene la necessità di una riflessione più ampia sul sistema degli allontanamenti.
In particolare, Terragni ritiene che il sistema debba essere “integralmente ripensato e riformato”, con una particolare attenzione ai casi nei quali l’allontanamento del minore avviene nell’ambito di conflitti tra genitori o con l’obiettivo di favorire il riavvicinamento a un genitore rifiutato dal figlio.
Nel mirino della Garante finisce anche la cosiddetta “reunification therapy”, espressione utilizzata in alcuni contesti per indicare percorsi finalizzati alla ricostruzione del rapporto tra un minore e un genitore con cui la relazione sia fortemente compromessa. Terragni definisce il concetto “totalmente ascientifico” e ne contesta l’utilizzo nell’ambito delle decisioni che riguardano i minori.