La morte a Palermo di una bambina di quattro anni per un caso di sospetta difterite ha riportato improvvisamente l'attenzione su una malattia che in Italia, grazie alle vaccinazioni, era diventata rarissima. La piccola non risultava vaccinata e la Procura di Palermo ha aperto un'inchiesta, disponendo l'autopsia per accertare definitivamente le cause del decesso e verificare anche la correttezza delle procedure sanitarie seguite. Le prime analisi indicano la difterite, ma si attende la conferma dell'Istituto Superiore di Sanità. (ANSA.it)

Proprio l'Istituto Superiore di Sanità ha richiamato le informazioni essenziali sulla malattia, spiegando che la difterite è un'infezione molto contagiosa provocata principalmente dal batterio Corynebacterium diphtheriae e, molto più raramente, dal Corynebacterium ulcerans. Il problema più grave non è soltanto l'infezione localizzata, generalmente a livello del naso, delle tonsille e dell'ugola, ma la tossina prodotta dal batterio. Mentre quest'ultimo rimane infatti nella sede dell'infezione, la tossina difterica può entrare nel sangue e raggiungere l'intero organismo, provocando danni anche molto seri a cuore, fegato, reni, ghiandole surrenali e sistema nervoso periferico. Le conseguenze cardiache possono risultare fatali anche quando l'infezione viene trattata.

I sintomi compaiono generalmente tra due e cinque giorni dopo il contagio. Uno dei segnali più caratteristici è la formazione nella gola e sulle tonsille di una membrana grigio-biancastra, la cosiddetta pseudomembrana. Possono inoltre comparire mal di gola, raucedine, ingrossamento dei linfonodi del collo, difficoltà respiratoria, respirazione accelerata, secrezioni nasali, febbre, brividi e un forte stato di spossatezza. Esistono tuttavia anche persone nelle quali l'infezione provoca sintomi molto lievi o addirittura nessun disturbo. Sono i cosiddetti "portatori sani", che possono comunque trasmettere il batterio.

I soggetti maggiormente esposti sono soprattutto bambini e adulti non vaccinati o che non abbiano effettuato i richiami previsti, oltre alle persone non immunizzate che si recano in aree del mondo dove la difterite continua a essere endemica. Nei Paesi con un'elevata copertura vaccinale, Italia compresa, la malattia è diventata estremamente rara.

La principale arma di prevenzione è infatti il vaccino. Il calendario vaccinale italiano prevede per i bambini un ciclo di base nel primo anno di vita, attraverso il vaccino combinato che protegge anche da altre malattie. Sono poi previsti richiami nel sesto e nel dodicesimo anno di età e, successivamente, è raccomandato un richiamo ogni dieci anni con la formulazione contro difterite, tetano e pertosse. La vaccinazione dTap è inoltre raccomandata alle donne durante ogni gravidanza, indipendentemente dai precedenti richiami.

Particolare attenzione deve essere prestata anche da chi viaggia. Chi deve recarsi in Paesi nei quali la difterite è ancora diffusa e ha ricevuto l'ultima vaccinazione da oltre dieci anni dovrebbe valutare il richiamo, verificando preventivamente la situazione epidemiologica della destinazione.

Il caso di Palermo ha riportato al centro del dibattito anche uno dei temi che da anni accompagnano la diffidenza nei confronti delle vaccinazioni: la presunta relazione tra vaccini e autismo. L'ISS ribadisce che una correlazione causale non è stata dimostrata. Una revisione dell'Organizzazione mondiale della sanità su 57 studi pubblicati tra il 2010 e il 2025 ha confermato l'assenza di un nesso causale. L'ipotesi era stata alimentata soprattutto da uno studio pubblicato su The Lancet nel 1998 sul vaccino contro morbillo, parotite e rosolia; le sue conclusioni furono successivamente ritirate e nel 2010 la stessa rivista ritirò formalmente l'articolo.

Quando la difterite viene diagnosticata, è necessario intervenire rapidamente. Il trattamento prevede antibiotici per contrastare la proliferazione dei batteri e quindi limitare l'ulteriore produzione della tossina, insieme alla somministrazione dell'antitossina difterica, che contiene anticorpi in grado di neutralizzare la tossina ancora circolante. Proprio per la possibile gravità delle complicanze, bambini e adulti colpiti necessitano frequentemente del ricovero ospedaliero.

La vicenda della bambina di Palermo resta intanto oggetto degli accertamenti della magistratura e delle autorità sanitarie. Un caso drammatico che riporta l'attenzione su una malattia che molti consideravano ormai appartenente al passato, ma che può tornare a rappresentare un pericolo soprattutto quando viene meno la protezione garantita dalla vaccinazione.