Esclusa dalla mensa scolastica a nove anni per un debito di pochi euro. Accade a Taranto, dove dal 2 novembre una bambina che frequenta un istituto comprensivo con orario dalle 8 alle 16 viene prelevata dai genitori prima del pranzo e riportata successivamente in classe. La famiglia, assistita dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, ha presentato una diffida al Comune chiedendo l’immediata riammissione al servizio.
Sull’ammontare dell’arretrato le versioni divergono. Secondo quanto riportato nella diffida, si tratterebbe di circa 12 euro relativi allo scorso anno scolastico, una morosità che “non era mai stata prima rivendicata”. L’amministrazione comunale indica invece un debito di 38 euro, superiore alla soglia massima consentita di 30 euro, e sostiene di averlo già comunicato il 15 aprile. L’importo, precisa il Comune, era inoltre consultabile sulla piattaforma di prenotazione dei pasti.
Per i genitori, la sospensione impedisce alla figlia di condividere con i compagni “un momento essenziale e integrante del percorso formativo, didattico e del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito”. Nella diffida si denuncia inoltre “un grave discredito” agli occhi degli altri alunni e si contesta una lesione della dignità della bambina, del principio di uguaglianza e del superiore interesse del minore. La famiglia parla di una “traumatica ed inaccettabile discriminazione ed emarginazione davanti ai propri compagni di classe”.
Il Comune ha aperto una verifica. L’assessore alla Pubblica istruzione Maria Lucia Simeone ha definito quanto accaduto “un episodio spiacevole sul quale stiamo effettuando i dovuti approfondimenti”, precisando però che, secondo una prima ricognizione, alla bambina non sarebbe stato sottratto il pasto davanti agli altri alunni. Il referente scolastico della mensa avrebbe avvisato preventivamente la famiglia della sospensione, consentendo ai genitori di prelevarla prima della pausa pranzo.
Simeone ha difeso la possibilità di interrompere il servizio fino al pagamento dell’arretrato, ricordando che la refezione scolastica è un servizio pubblico a domanda individuale che prevede la compartecipazione delle famiglie ai costi. Una scelta che, secondo l’assessore, risponde al “rispetto nei confronti della stragrande maggioranza delle famiglie tarantine che assolve regolarmente al pagamento delle rette”.
La riammissione, intanto, non è ancora avvenuta e la posizione dell’alunna risulta tuttora bloccata sul portale della mensa. In attesa dell’esito degli approfondimenti, la bambina continua a lasciare la scuola durante il pranzo per poi tornare a seguire le lezioni.