Se qualcuno dicesse che il Trilussa del 2026 ha un linguaggio diretto, un tormentone che si pianta in testa dopo pochi secondi e recita poesie davanti a migliaia di persone, probabilmente sorrideremmo. Ed è giusto così. Perché il paragone è un’iperbole. Non riguarda il valore letterario, ma il modo in cui si riesce ad arrivare al pubblico.

Roberto, in arte Bobby La Smania, sembra aver intuito inconsciamente una regola che vale per molti artisti contemporanei: oggi, prima ancora del contenuto, bisogna conquistare l’attenzione.

Ed è qui che nasce “La Smania”, la canzone che dà il nome al personaggio e che rappresenta il suo biglietto da visita. Un brano costruito per essere immediatamente riconoscibile. Un ritmo e espressioni volutamente popolari e un’energia che richiama la frenesia dei cartoni animati più irriverenti, come Taz, il diavolo della Tasmania.

Chi arriva prima: la canzone rivisitata? Il personaggio di Roberto e la sua voce incredibilmente intonata? O la sua poesia urbana? Il percorso non è obbligato. Nel 2026 un poeta, prima di poter essere conosciuto, deve superare una selezione diversa da quella delle case editrici: quella dell’algoritmo.

Strategia comunicativa della poesia 2.0

Bobby La Smania si presenta con un’immagine estremamente verace, popolare, spontanea. Senza particolari filtri estetici, persino con quel sorriso segnato dall’assenza di un dente che diventa parte della sua riconoscibilità. Un dettaglio che, anziché essere nascosto, sembra rafforzare l’idea di autenticità e contribuire a creare empatia con una parte del pubblico.

Naturalmente non è possibile sapere quanto di tutto questo sia frutto di una strategia comunicativa e quanto, invece, sia semplicemente il riflesso genuino della sua personalità. È proprio questa ambiguità, però, a rendere il fenomeno interessante. Se sia un personaggio costruito oppure un’espressione completamente naturale è una domanda alla quale, almeno dall’esterno, non si può rispondere.

Quello che si può osservare è il risultato: una comunità che prima si diverte, poi ascolta. Il tema della dipendenza, tristemente quotidiano per tantissimi utenti, aggancia con leggerezza e solo dopo canalizza l’attenzione su rime baciate che toccano livelli più profondi: la guerra, il dolore dei padri divorziati, l’amore non corrisposto. È un meccanismo che racconta molto del nostro tempo. Per anni si è pensato che bastasse avere qualcosa da dire ma oggi, invece, è necessario trovare prima il modo di farsi notare.

E forse è proprio questa la lezione che Bobby La Smania, consapevolmente o meno, sta offrendo a tanti aspiranti artisti. I fenomeni culturali del presente sembrano dover passare attraverso uno stretto buco della serratura fatto di modalità e tematiche che piacciono all’algoritmo, mettendo in secondo piano il talento e il vero valore dell’artista. Solo dopo aver attraversato quella porta possono permettersi di mostrare tutto il resto.