Il drastico calo delle quotazioni internazionali del cacao sta aggravando le condizioni economiche di milioni di piccoli produttori dell'Africa occidentale, in particolare in Costa d'Avorio e Ghana, i due Paesi che insieme rappresentano circa due terzi della produzione mondiale. Dopo aver raggiunto livelli record nel 2024, il prezzo della materia prima è precipitato nei primi mesi del 2026, con pesanti ripercussioni sui redditi delle famiglie agricole e sull'intera filiera.
Secondo quanto riportato da Deutsche Welle, all'inizio di aprile 2026 il prezzo del cacao sul mercato internazionale è sceso temporaneamente fino a circa 3.000 dollari per tonnellata, dopo aver sfiorato i 13.000 dollari nel 2024. Un ribasso superiore al 75% che ha lasciato molti coltivatori senza la possibilità di coprire le spese essenziali, tra cui alimentazione, cure mediche, acquisto di pesticidi e pagamento delle rette scolastiche dei figli.
Le testimonianze raccolte tra gli agricoltori descrivono una situazione di forte difficoltà. In Costa d'Avorio numerosi produttori denunciano di essere costretti a vendere il raccolto a prezzi insufficienti per garantire la sussistenza delle proprie famiglie, mentre in Ghana i ritardi nei pagamenti da parte degli intermediari hanno impedito a molti di retribuire i lavoratori stagionali, con la conseguente perdita di parte del raccolto.
L'impennata dei prezzi registrata nel 2024 era stata determinata principalmente dalla riduzione dell'offerta globale, causata da raccolti compromessi dagli effetti del cambiamento climatico, dall'alternanza di periodi di siccità e piogge intense, dalla diffusione di malattie delle coltivazioni e dalle tensioni speculative sui mercati. Successivamente, le aspettative di una produzione più abbondante hanno spinto numerosi operatori a vendere anticipatamente i contratti sul cacao, mentre il rallentamento della domanda dell'industria dolciaria, orientatasi anche verso ingredienti sostitutivi a causa dei prezzi elevati, ha contribuito a far crollare le quotazioni.
Alla flessione dei prezzi si è aggiunta la riduzione degli acquisti da parte delle principali multinazionali del settore. In Costa d'Avorio consistenti quantità di cacao sono rimaste invendute nei porti e nei magazzini, alimentando le critiche di parte degli operatori, che ipotizzano una strategia commerciale volta a esercitare pressione sui sistemi di fissazione dei prezzi gestiti dai governi. Le autorità ghanesi, al contrario, sostengono che la vendita anticipata di gran parte del raccolto abbia consentito di limitare gli effetti della crisi.
La situazione ha riacceso il dibattito sulla struttura della filiera mondiale del cacao. Sebbene Costa d'Avorio e Ghana siano i principali produttori della materia prima, la trasformazione industriale e la maggior parte del valore aggiunto continuano a concentrarsi nei Paesi importatori, mentre ai coltivatori resta una quota limitata dei profitti generati dalla vendita del cioccolato.
Parallelamente cresce la pressione internazionale per rendere la filiera più sostenibile e trasparente. Le nuove normative europee, come il Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR) e la futura Direttiva sulla due diligence aziendale (CSDDD), impongono alle imprese maggiori responsabilità sul rispetto dei diritti umani e della tutela ambientale lungo la catena di approvvigionamento. Anche i sistemi di certificazione, tra cui Fairtrade, e strumenti di valutazione indipendenti come la Chocolate Scorecard stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nel monitoraggio delle pratiche adottate dalle aziende del settore.
Secondo diversi esperti, per garantire condizioni di vita dignitose ai produttori sarebbe necessario assicurare prezzi minimi più stabili e meno esposti alle forti oscillazioni del mercato internazionale. Una maggiore tutela economica, sostengono gli analisti, rappresenterebbe uno degli strumenti più efficaci per contrastare fenomeni come il lavoro minorile e le persistenti violazioni dei diritti umani che continuano a interessare molte aree di produzione del cacao.