Carlo Calenda alza violentemente il livello dello scontro politico e mette insieme, in un'unica durissima analisi, il futuro del centrosinistra, l'ascesa di Roberto Vannacci e il rischio rappresentato dalla Russia per l'Europa. Intervenendo a 24 Mattino su Radio 24, il leader di Azione non usa mezzi termini e parte dal campo largo, che considera sempre più condizionato dal Movimento 5 Stelle. "Schlein dice non facciamo le primarie, facciamo il programma, però non c'è il programma. Conte presenta un programma che è una somma di cose populiste, prorusse. Il Pd dice questo programma non ci va bene, però noi non abbiamo un programma e intanto non sappiamo quando e come faremo le primarie", afferma Calenda. Il giudizio diventa ancora più netto quando entra nel merito della possibile alternativa al centrodestra in vista delle politiche del 2027: secondo il leader di Azione, il centrosinistra "a trazione grillina", insieme alle posizioni di Bonelli e Fratoianni, sarebbe "molto pericoloso al governo".
Ma è soprattutto su Roberto Vannacci che Calenda lancia l'accusa destinata a provocare le maggiori polemiche. Alla domanda se consideri il leader di Futuro Nazionale un "asset russo", risponde senza esitazioni: "Sì". Calenda collega questa sua convinzione al periodo trascorso da Vannacci come addetto militare in Russia, alle sue frequentazioni e alle valutazioni espresse prima dell'invasione dell'Ucraina. Arriva quindi a sollevare interrogativi anche sul successo iniziale del libro autopubblicato dal generale, sostenendo che vendere 20mila copie nella prima settimana per un autore allora sconosciuto sarebbe stato, a suo giudizio, difficilmente spiegabile. Si tratta, è bene precisarlo, di accuse e valutazioni formulate da Calenda: non risultano dagli elementi pubblicamente disponibili prove istituzionali che consentano di presentare come fatto accertato la qualificazione di Vannacci come "asset russo". Vannacci ha inoltre respinto nelle scorse settimane ricostruzioni analoghe sulle presunte influenze di Mosca sulla sua attività politica.
Calenda chiede quindi di passare dalle polemiche agli accertamenti istituzionali. Torna a proporre quello che definisce uno "scudo democratico" contro le ingerenze straniere e chiede che i servizi di intelligence presentino al Parlamento una relazione pubblica capace di chiarire anche l'origine degli account e dei bot che, secondo il leader di Azione, amplificherebbero sui social i contenuti di Vannacci. "Se noi non sappiamo chi è un asset russo e chi no", sostiene Calenda, diventa problematico persino convocare tutte le opposizioni a un tavolo sulle questioni di sicurezza nazionale, perché, nella sua ricostruzione, informazioni sensibili potrebbero "finire direttamente a Putin". Anche quest'ultima è un'ipotesi formulata da Calenda e non la descrizione di un passaggio di informazioni accertato. La proposta di uno "scudo democratico" contro le ingerenze straniere, invece, esiste ed è stata promossa in Parlamento da esponenti di Azione.
Il ragionamento si sposta quindi sullo scenario internazionale. Per Calenda l'obiettivo strategico di Vladimir Putin sarebbe "smantellare l'Unione Europea", sfruttando la presidenza Trump e le divisioni interne all'Occidente. Il leader di Azione ipotizza non necessariamente un'invasione su vasta scala di un Paese europeo, ma un'azione militare o provocatoria capace di mettere alla prova la tenuta della NATO e soprattutto la disponibilità dei singoli Stati a intervenire in difesa degli alleati. Calenda immagina due possibili scenari: una pressione contro Paesi baltici come Lituania o Estonia per verificare la reazione delle grandi capitali europee oppure, al contrario, un'azione rivolta verso Paesi dell'Europa occidentale o meridionale per alimentare la richiesta di una rapida soluzione della guerra in Ucraina alle condizioni favorevoli a Mosca. Sono scenari prospettati dal leader di Azione, non previsioni ufficiali della NATO o dell'intelligence italiana.
Da qui l'appello diretto a Giorgia Meloni. Calenda ritiene necessario un confronto tra governo e opposizioni sui rischi legati alla Russia e alla guerra ibrida, ma pone un confine politico preciso: a quel tavolo, secondo lui, Vannacci non dovrebbe esserci. Una posizione che intreccia sicurezza nazionale e campagna elettorale e che apre inevitabilmente un nuovo fronte politico. Perché Calenda non sta semplicemente contestando le idee del generale: chiede che siano le istituzioni e i servizi a fare chiarezza sull'eventuale presenza di interferenze straniere, sui meccanismi di amplificazione social e sulle reti che potrebbero condizionare il dibattito politico italiano. Accuse pesantissime, sulle quali ora la questione centrale diventa una: arriverà la risposta di Vannacci e, soprattutto, il governo raccoglierà la richiesta di portare il tema delle possibili ingerenze davanti al Parlamento?