Un confronto acceso sul tema del riarmo europeo e sulle politiche di difesa ha animato la puntata de “L’Aria che tira”, programma in onda su La7, con un duro scambio tra Paolo Romano, consigliere regionale del Partito Democratico in Lombardia, Italo Bocchino, direttore editoriale de “Il Secolo d’Italia”.

Al centro del dibattito le manifestazioni promosse dal Movimento 5 Stelle, le posizioni del leader pentastellato Giuseppe Conte e il confronto politico sulle risorse destinate alla difesa rispetto agli investimenti in settori come sanità e istruzione.

Il primo affondo arriva da Bocchino, che critica la linea contraria all’aumento delle spese militari sostenuta da Romano. Secondo l’ex parlamentare del centrodestra, una politica di riduzione degli investimenti nella difesa rappresenterebbe una scelta poco realistica in un contesto internazionale caratterizzato da nuove tensioni.
“Questa sua linea prevede che non dobbiamo difendere la terra dei nostri padri e che dobbiamo disarmarci”, ha affermato Bocchino, paragonando la posizione del consigliere lombardo alla rinuncia agli strumenti di sicurezza anche nella vita quotidiana.

Romano ha replicato sostenendo invece la necessità di destinare maggiori risorse alle esigenze sociali. “Al posto di dare miliardi alle armi, bisogna investire nella sanità, nell’istruzione e introdurre il salario minimo”, ha dichiarato, facendo riferimento alla linea sostenuta dal fronte progressista e alla manifestazione organizzata a Napoli.

Il confronto si è poi spostato sulle cifre relative agli impegni finanziari per la difesa. Romano ha sostenuto che l’attuale maggioranza avrebbe previsto un incremento significativo della spesa militare, parlando di centinaia di miliardi di euro entro il 2030.


Bocchino ha contestato questa ricostruzione, sostenendo che gli impegni sulla crescita della spesa per la difesa siano stati assunti anche da precedenti governi, compresi esecutivi guidati dal centrosinistra e dallo stesso Conte.
Il consigliere regionale ha replicato accusando Bocchino di aver attribuito all’ex presidente del Consiglio impegni diversi da quelli effettivamente assunti. Secondo Romano, il governo Meloni avrebbe invece aderito a un percorso più oneroso rispetto al passato, con conseguenze economiche rilevanti.

La discussione è degenerata in un acceso botta e risposta. Dopo ulteriori interruzioni, Romano ha annunciato l’intenzione di lasciare il collegamento. Bocchino ha replicato invitandolo ad andare via, mentre Ronzulli lo ha accusato di diffondere informazioni non corrette.

Il consigliere lombardo ha quindi definito il comportamento degli interlocutori “un metodo fascista”, sostenendo di non avere avuto la possibilità di completare i propri interventi. Bocchino e Ronzulli hanno respinto le accuse, ribadendo le proprie critiche alle sue posizioni sul riarmo e sulla politica internazionale.