Si è conclusa la prima fase del piano nazionale di vigilanza straordinaria avviato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per il contrasto all’intermediazione illecita e all’impiego irregolare di manodopera nel comparto primario. I dettagli dell’operazione, che ha visto impegnate le strutture ispettive su tutto il territorio nazionale dal 7 al 31 luglio scorsi, sono stati illustrati in audizione parlamentare presso la Commissione d’inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti e sui reati ambientali e agroalimentari, riunitasi a Palazzo San Macuto.
Nel corso del suo intervento di fronte all'organismo parlamentare, il vicedirettore centrale vicario Entrate dell’Inps, Antonio Pone, ha delineato le direttrici metodologiche e operative dell’intervento programmato e coordinato dalla Direzione centrale dell'Istituto. L’azione di controllo è stata strutturata sulla base di un modello d’analisi preventiva che integra le banche dati informative a disposizione dell’Ente con strumenti avanzati di business intelligence, consentendo di individuare in maniera mirata le aree territoriali e i comparti produttivi a più elevata incidenza di rischio.
Geografia dei controlli e modello operativo
L’ispezione straordinaria si è concentrata in prevalenza sulle regioni del Mezzogiorno caratterizzate da una spiccata vocazione agricola, tra cui la Calabria, con verifiche puntuali nelle circoscrizioni provinciali di Catanzaro, Cosenza e Crotone, estendendosi contestualmente ad alcuni distretti specifici del Centro-Nord considerati sensibili.
Sotto il profilo operativo, gli accessi sul campo sono stati eseguiti da nuclei ispettivi compositi dell’Inps, articolati in quattro funzionari di vigilanza per ciascuna unità, affiancati dal supporto logistico e di sicurezza garantito dalle pattuglie dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato. Tale assetto interforze ha permesso lo svolgimento delle verifiche anche nei contesti aziendali maggiormente complessi o periferici.
«Oggi la capacità di incrociare le informazioni disponibili e di individuare, attraverso i dati, le situazioni che presentano maggiori elementi di rischio consente di rendere i controlli sempre più selettivi ed efficaci. Il messaggio è chiaro: la regolarità del lavoro rappresenta una condizione imprescindibile per la tutela dei lavoratori e per una leale concorrenza tra le imprese», ha dichiarato Pone nel corso dell'audizione.
Esiti degli accertamenti ed effetto dissuasivo
Gli accertamenti condotti nell'arco delle tre settimane di attività hanno consentito di rilevare differenti fattispecie di irregolarità, dall’impiego di manodopera totalmente priva di contrattualizzazione (lavoro in nero) fino a incongruenze nella gestione dei rapporti di lavoro agricoli. Parallelamente all'emersione degli illeciti diretti, l'Istituto ha evidenziato la rilevanza degli effetti indiretti generati dall'iniziativa.
Secondo quanto riferito in sede parlamentare, nel periodo corrispondente e immediatamente successivo alla campagna ispettiva si è registrato un incremento tendenziale delle domande di regolarizzazione spontanea da parte delle imprese agricole rispetto ai parametri storici precedenti. Un risultato attribuibile anche alla preventiva comunicazione mediatica con cui l'Istituto aveva reso nota la calendarizzazione dei controlli sul territorio nazionale, combinando così la funzione sanzionatoria con una strategia d'azione preventiva e deterrente.
L'esperienza del piano straordinario estivo si pone come elemento consolidante di una strategia integrata di presidio che mira a coniugare la repressione dei fenomeni di caporalato e intermediazione abusiva con la salvaguardia dell'equità concorrenziale tra gli operatori economici del comparto agroalimentare.