Contrasto al caporalato e promozione della legalità nel settore agricolo attraverso controlli mirati, analisi delle banche dati e strumenti di qualificazione delle imprese. Sono le linee d'azione indicate da Antonio Pone, direttore centrale Entrate dell’Inps e presidente della Cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità, che ha preso parte alla tavola rotonda organizzata dalla Cisl in occasione dei dieci anni della legge contro il caporalato.

Nel corso dell’incontro, Pone ha illustrato le attività di vigilanza svolte dall’Istituto e i risultati raggiunti dalla Rete del lavoro agricolo di qualità, che al 30 settembre 2026 conta 13.136 aziende ammesse. L’obiettivo è rafforzare il contrasto alle irregolarità e favorire la diffusione di modelli produttivi fondati sul rispetto delle norme e sulla responsabilità sociale.

Caporalato, controlli Inps con l’incrocio delle banche dati

Nel luglio 2026 l’Inps ha condotto un’attività straordinaria di controllo nel settore agricolo attraverso una task force coordinata a livello centrale, con la partecipazione delle Direzioni regionali e il supporto operativo dell’Arma dei Carabinieri.

Gli accessi ispettivi si sono concentrati in alcune aree del Mezzogiorno e sono stati programmati sulla base dell’analisi integrata delle banche dati dell’Istituto. Il sistema punta a individuare i contesti maggiormente esposti a possibili irregolarità, orientando in modo più selettivo le risorse disponibili.

«L’esperienza conferma il valore di una programmazione mirata, capace di concentrare le risorse disponibili sui contesti maggiormente esposti a possibili irregolarità», ha dichiarato Pone, sottolineando il ruolo degli strumenti informativi nella pianificazione delle verifiche.

Rete del lavoro agricolo di qualità, 13.136 imprese ammesse

Al 30 settembre 2026 risultano ammesse alla Rete del lavoro agricolo di qualità 13.136 aziende. L’organismo, istituito presso l’Inps, è finalizzato a valorizzare le imprese che operano nel rispetto della normativa e a promuovere la trasparenza nel comparto agricolo.

Pone ha definito la Rete «uno strumento pubblico di qualificazione e trasparenza», evidenziandone il possibile contributo alla diffusione di pratiche imprenditoriali improntate alla legalità. Secondo il presidente della Cabina di regia, l’adesione può rappresentare anche «un fattore di competitività per le imprese virtuose e un elemento qualificante delle filiere agroalimentari del Made in Italy».

In crescita le domande di adesione alla Rete agricola

Gli ultimi monitoraggi dell’Inps evidenziano un aumento delle domande di adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità. Tra i fattori che contribuiscono alla crescita figurano i meccanismi di premialità collegati ai finanziamenti previsti da bandi nazionali e regionali.

La Rete si inserisce così tra gli strumenti pubblici destinati a sostenere le aziende regolari e a rafforzare la trasparenza delle filiere agroalimentari. Il suo sviluppo si affianca alle attività di vigilanza e alla programmazione dei controlli basata sull’analisi dei dati, nell’ambito delle iniziative di contrasto al caporalato.