Un prezzo massimo nazionale per benzina e gasolio, stabilito dallo Stato e applicato a tutti gli operatori della filiera, per contrastare i rincari e garantire maggiore trasparenza agli automobilisti. È questa la proposta avanzata da FAIB Confesercenti e Fegica nel corso della conferenza stampa dedicata al caro carburanti, svoltasi lunedì 12 ottobre nell'ambito del Forum Confesercenti a Roma. Un'iniziativa che punta a modificare il meccanismo di formazione dei prezzi alla pompa, introducendo un limite temporaneo oltre il quale non sarebbe consentito vendere carburante.
La proposta prevede l'introduzione di un tetto massimo dinamico, destinato quindi ad adeguarsi all'andamento del mercato e non a rimanere rigidamente fissato su un unico valore. Il provvedimento avrebbe una durata iniziale di 90 giorni, con la possibilità di essere prorogato fino a 180 giorni complessivi, e dovrebbe interessare l'intera rete distributiva nazionale, senza distinzioni tra compagnie petrolifere, distributori indipendenti e impianti della grande distribuzione.
L'obiettivo dichiarato dalle organizzazioni dei gestori è intervenire su un mercato nel quale le oscillazioni delle quotazioni internazionali, la fiscalità e le politiche commerciali delle compagnie si riflettono direttamente sul prezzo finale pagato dai consumatori. Un sistema complesso nel quale il gestore dell'impianto rappresenta spesso l'ultimo anello della catena, pur diventando agli occhi degli automobilisti il principale responsabile degli aumenti esposti sui tabelloni.
La questione riguarda milioni di cittadini e imprese, perché il costo dei carburanti non incide soltanto sui bilanci delle famiglie, ma si ripercuote sull'autotrasporto, sulla distribuzione delle merci e, indirettamente, sui prezzi dei prodotti di largo consumo. In un Paese nel quale una parte rilevante della movimentazione delle merci avviene su strada, qualsiasi incremento significativo di benzina e gasolio rischia di produrre conseguenze ben oltre il momento del rifornimento.
Le associazioni hanno espresso forti perplessità nei confronti delle iniziative volontarie adottate da Eni e successivamente da altri grandi gruppi petroliferi, tra cui IP, Q8 e Tamoil. Gli sconti decisi autonomamente dalle compagnie, pur offrendo un beneficio immediato ad alcuni automobilisti, avrebbero infatti prodotto, secondo FAIB e Fegica, significative distorsioni della concorrenza. In particolare, i distributori indipendenti e le cosiddette pompe bianche si sarebbero trovati in difficoltà nel competere con le grandi reti, mentre molti consumatori non avrebbero avuto la possibilità di usufruire delle stesse condizioni economiche, soprattutto nelle zone meno servite.
Il meccanismo proposto dalle due organizzazioni si baserebbe su parametri oggettivi e verificabili, tra cui le quotazioni del petrolio greggio, i costi di trasporto, quelli di raffinazione e la componente fiscale. Il calcolo dovrebbe seguire criteri riconosciuti a livello internazionale, con l'obiettivo di impedire che aumenti non giustificati dalle effettive condizioni del mercato si traducano automaticamente in maggiori costi per gli automobilisti. Secondo i rappresentanti dei gestori, infatti, una parte significativa dei recenti rincari sarebbe riconducibile non tanto all'aumento del prezzo del greggio, quanto alla crescita dei margini della raffinazione, una situazione sulla quale chiedono un intervento pubblico.
Il tetto verrebbe aggiornato periodicamente, secondo la proposta ogni quindici giorni, per tenere conto delle variazioni dei costi e delle condizioni di approvvigionamento. Si tratterebbe dunque di una misura straordinaria e temporanea, non di un ritorno permanente ai prezzi amministrati, con la possibilità di modificarla o sospenderla qualora emergessero rischi concreti di carenza di carburante sul mercato.
La proposta apre ora una questione politica ed economica destinata a coinvolgere direttamente il Governo: scegliere se continuare ad affidare il contenimento dei prezzi alle iniziative delle compagnie petrolifere oppure introdurre uno strumento normativo nazionale capace di stabilire regole uniformi. Per FAIB Confesercenti e Fegica, la risposta non può più essere affidata esclusivamente alla buona volontà delle imprese, soprattutto quando le conseguenze dei rincari ricadono quotidianamente su famiglie, lavoratori e attività produttive.
Al momento, tuttavia, il price cap statale resta una proposta delle organizzazioni di categoria e non un provvedimento già approvato. Sarà quindi il Governo a dover valutare l'eventuale introduzione della misura, la sua compatibilità con le regole europee sulla concorrenza e le modalità concrete di applicazione. Intanto, dalla conferenza romana arriva un messaggio preciso: per i gestori, il caro carburanti non può essere affrontato soltanto attraverso sconti temporanei decisi dalle grandi compagnie, ma richiede un intervento strutturato, trasparente e uguale per tutti.