Arriva il tetto ai prezzi dei carburanti nella rete Eni e la decisione riporta al centro una posizione che avevamo già anticipato nelle scorse settimane, quando il confronto sul caro benzina aveva messo in evidenza le richieste dei gestori e la necessità di intervenire a monte sul prezzo finale, anziché attribuire ai benzinai la responsabilità degli aumenti.

Dal 28 settembre, nelle oltre quattromila stazioni della rete Enilive, la benzina non potrà superare 1,99 euro al litro, mentre per il gasolio il limite massimo sarà fissato a 2,19 euro. Il meccanismo avrà inizialmente una durata di trenta giorni e potrà essere prorogato, in base all’andamento del mercato e delle quotazioni energetiche.

Il punto centrale è che il provvedimento non rappresenta uno sconto uguale per tutti, ma introduce un vero e proprio limite massimo: dove il carburante viene già venduto a un prezzo inferiore, continuerà a essere applicato quello più basso, mentre negli impianti in cui le quotazioni avrebbero portato il costo oltre la soglia entrerà in funzione il tetto.

La scelta arriva dopo settimane nelle quali i prezzi alla pompa sono tornati a crescere con forza, spinti dall’aumento delle quotazioni energetiche e da un quadro internazionale ancora instabile. Proprio in questo contesto i benzinai avevano più volte sottolineato come i gestori avessero margini limitati nella formazione del prezzo finale, chiedendo misure capaci di intervenire sul costo del prodotto e sulla componente fiscale.

La decisione di Eni va dunque nella direzione di contenere direttamente il prezzo alla pompa, riconoscendo di fatto che il problema non può essere affrontato soltanto attraverso controlli sui singoli distributori o accusando i gestori di speculazione. Per gli automobilisti l’effetto sarà immediato nei punti vendita interessati, mentre resta da capire se altre compagnie seguiranno la stessa strada e se il Governo deciderà di accompagnare l’iniziativa privata con ulteriori interventi strutturali. Il caro carburanti resta quindi un problema aperto, ma il tetto deciso da Eni segna un cambio di approccio: una soluzione che conferma, almeno nella sostanza, quanto sostenuto nelle scorse settimane dagli operatori del settore e quanto avevamo già anticipato sul fatto che il nodo fosse il prezzo a monte, non il benzinaio alla pompa.