Le quotazioni del petrolio sotto i 90 dollari al barile e il contemporaneo aumento dei prezzi dei carburanti alla pompa riaccendono il confronto sulle dinamiche del mercato energetico. A intervenire sono Faib e Fegica, le organizzazioni di categoria che rappresentano i gestori degli impianti di distribuzione carburanti, che chiedono al Governo di affrontare il tema dei prezzi con misure strutturali, andando oltre gli interventi temporanei sulle accise.
Secondo le due associazioni, l'andamento dei prezzi al distributore non sarebbe coerente con le quotazioni del greggio. Nel comunicato diffuso, Faib e Fegica sottolineano come la situazione stia incidendo direttamente sui gestori e sui consumatori, invitando le istituzioni a valutare con attenzione le dinamiche che determinano il prezzo finale dei carburanti.
Al centro della posizione delle organizzazioni c'è anche il tema della trasparenza. Faib e Fegica contestano l'utilizzo del cosiddetto prezzo internazionale Platt's come riferimento per giustificare ulteriori oscillazioni, sostenendo che le variazioni già incorporate nei parametri internazionali dovrebbero essere considerate senza aggiungere ulteriori differenziali a carico degli automobilisti.
Le associazioni precisano che la questione non riguarda il principio della libertà d'impresa, che definiscono non in discussione, ma la necessità di mantenere un equilibrio all'interno del sistema. L'obiettivo, secondo la loro impostazione, sarebbe evitare che la ricerca di margini elevati nel breve periodo finisca per produrre effetti negativi sui consumatori, sul settore della distribuzione e sugli stessi operatori.
Faib e Fegica intervengono inoltre sul tema dei consumi. Nel comunicato viene respinta l'ipotesi di ricorrere a misure come le targhe alterne per ridurre la domanda di carburanti, mentre viene indicata come prioritaria una politica energetica complessiva e maggiormente programmata. Secondo le organizzazioni, le decisioni dovrebbero tenere conto non soltanto delle fasi di emergenza, ma anche dei successivi periodi di normalizzazione dei mercati.
Un altro capitolo riguarda le accise. Per le associazioni, la riduzione delle imposte sui carburanti può rappresentare una risposta immediata alle fasi di forte aumento dei prezzi, ma non sarebbe sufficiente a risolvere il problema nel lungo periodo. Nel documento viene richiamato anche il peso del gettito derivante dalle accise sui prodotti petroliferi, indicato in circa 40 miliardi di euro, e la necessità di affrontare in prospettiva anche gli effetti della progressiva transizione verso la mobilità elettrica.
Tra le proposte avanzate c'è quindi la possibilità di ricorrere agli strumenti già previsti dalla normativa in caso di tensioni particolarmente rilevanti sui prezzi. Faib e Fegica chiedono al Governo e al Parlamento di valutare l'attivazione della clausola prevista dalla delibera Cipe che, secondo quanto riportato nel comunicato, consentirebbe in determinate circostanze di sospendere temporaneamente il regime di liberalizzazione per ricorrere a un prezzo sorvegliato o amministrato.
Le organizzazioni richiamano infine anche il meccanismo dell'accisa mobile, ipotizzando la definizione di una fascia di invarianza che permetta di mantenere più stabili i prezzi dei carburanti per determinati periodi.
La richiesta complessiva di Faib e Fegica è dunque quella di superare una gestione affidata prevalentemente a interventi temporanei e di costruire una strategia più stabile per il comparto energetico. L'obiettivo indicato dalle associazioni è contenere gli effetti delle oscillazioni internazionali sui prezzi finali, tutelando al tempo stesso consumatori e operatori della distribuzione