Un sostegno economico che non parte da una domanda allo sportello, ma dai dati che la pubblica amministrazione possiede già. Due accrediti da 500 euro, uno nel 2026 e uno nel 2027, destinati all’acquisto di beni alimentari di prima necessità. E, accanto alle risorse pubbliche, uno sconto aggiuntivo del 15% negli esercizi della distribuzione aderenti.

È il nuovo biennio della Carta “Dedicata a Te”, presentato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dove Governo, INPS, Comuni, Poste Italiane e distribuzione hanno tracciato il quadro della misura e, soprattutto, del meccanismo costruito intorno alla sua attuazione.

Per il 2026 la platea indicata è di 1.177.597 nuclei familiari. Il finanziamento previsto dalla legge di Bilancio è di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per un miliardo complessivo nel biennio. Il contributo è pari a 500 euro per annualità, con la prima quota prevista da ottobre 2026 e la seconda da aprile 2027, salvo l’eventuale rideterminazione della quota 2027 prevista dalla disciplina della misura.

A guidare la presentazione è stato Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che ha ricostruito la logica con cui la Carta era stata immaginata fin dalla sua prima edizione: concentrare le risorse disponibili su nuclei individuati sulla base della condizione economica, anziché disperderle in interventi generalizzati.

Una scelta che, nelle parole del ministro, deve produrre un effetto su due fronti. Da una parte aiutare direttamente chi incontra maggiori difficoltà nella spesa quotidiana; dall’altra fare in modo che quelle stesse risorse rimangano il più possibile all’interno del circuito produttivo agroalimentare.

«Volevamo che le risorse degli italiani tornassero nelle filiere italiane», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando come l’obiettivo sia mantenere insieme sostegno ai consumi, qualità dei prodotti, attività delle imprese e occupazione. La Carta è infatti destinata ai beni alimentari di prima necessità, mentre sono escluse le bevande alcoliche. La normativa per il biennio conferma la destinazione alimentare del contributo.

Ma uno dei tratti distintivi della misura è ciò che il beneficiario non deve fare: presentare una nuova domanda.

È qui che entra in gioco l’INPS. Gabriele Fava, presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ha sintetizzato il compito dell’ente con una frase semplice: «All’INPS tocca la parte che sa fare meglio: leggere i dati».

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L’Istituto parte dagli ISEE già presenti nelle proprie banche dati, verifica la composizione dei nuclei e le eventuali condizioni di incompatibilità con altri sostegni, per poi mettere a disposizione dei Comuni gli elenchi dei potenziali beneficiari. È il passaggio che consente di ribaltare, almeno in questa misura, la tradizionale logica dello sportello: non è la famiglia a dover ricostruire informazioni che l’amministrazione già possiede.

Un principio ripreso con forza da Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali: «Non chiedere al cittadino ciò che lo Stato già sa».

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Per Calderone la Carta è anche un esempio di cooperazione amministrativa. «Lo Stato funziona quando le varie articolazioni dello Stato lavorano insieme», ha osservato, richiamando il coordinamento tra ministeri, INPS, amministrazioni locali e soggetti coinvolti nell’erogazione. La ministra ha collocato la misura in un quadro più ampio di contrasto alle fragilità, sottolineando tuttavia come l’inclusione sociale non possa esaurirsi nel sostegno economico e debba accompagnarsi, quando possibile, a percorsi di inclusione lavorativa.

Sul territorio, il raccordo passa dai Comuni. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ha ricordato il lavoro svolto dalle amministrazioni locali fin dalla prima edizione, sia nell’attuazione sia nel rapporto diretto con i cittadini.

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Secondo Manfredi, l’aumento dei prezzi e la riduzione del potere d’acquisto continuano a pesare sui bilanci di molte famiglie e rendono particolarmente significativo il sostegno destinato ai beni essenziali. Ma proprio l’esperienza quotidiana degli sportelli comunali restituisce anche la dimensione dei bisogni che restano da intercettare.

Il presidente dell’ANCI ha richiamato, in particolare, il tema delle persone anziane che vivono sole, spiegando come si tratti di una delle condizioni di difficoltà che emergono frequentemente dal rapporto con i servizi sociali. Da qui l’auspicio di poter lavorare nel tempo a un ulteriore rafforzamento degli strumenti.

Se INPS e Comuni individuano e accompagnano la platea, a rendere materialmente disponibile il contributo è Poste Italiane.

Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste Italiane, ha ricordato che la società cura il sistema di emissione, distribuzione e gestione delle carte prepagate e degli accrediti. La capillarità della rete, ha spiegato Lasco, consente alla misura di raggiungere anche i centri più piccoli: Poste conta circa 11.600 uffici ed è presente, secondo i dati illustrati durante la conferenza, nel 98% dei Comuni italiani.

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C’è poi un elemento che semplifica ulteriormente il nuovo biennio: circa otto beneficiari su dieci possiedono già la Carta. Per loro non sarà necessario recarsi nuovamente alle Poste per ottenerne una nuova: il contributo verrà accreditato sullo strumento già assegnato. Il riutilizzo delle carte esistenti è già parte del modello operativo della misura.

L’altra leva è quella della distribuzione.

Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, ha annunciato il rinnovo per il biennio 2026-2027 della convenzione che prevede, presso le imprese aderenti, uno sconto del 15% per i possessori della Carta, aggiuntivo rispetto alle normali iniziative promozionali.

Su un miliardo di risorse pubbliche nel biennio, Buttarelli ha quantificato in 150 milioni di euro il valore corrispondente all’applicazione teorica di quella percentuale sull’intera dotazione. Federdistribuzione aveva già adottato nelle precedenti edizioni lo stesso meccanismo di sconto aggiuntivo.

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«Il nostro ruolo è consentire anche alle fasce più fragili l’accesso a prodotti di qualità», ha spiegato Buttarelli, collegando il sostegno al potere d’acquisto con il presidio esercitato dalle imprese della distribuzione e con il rapporto con le filiere produttive dei territori.

È proprio questa integrazione il filo che ha attraversato gli interventi al Masaf: un euro pubblico destinato alla famiglia che diventa capacità di acquisto, domanda di prodotti alimentari e, nelle intenzioni illustrate dal ministero, sostegno anche alla produzione e all’occupazione.

Nel lungo intervento di Lollobrigida non è mancato neppure un breve inciso politico. «Abbiamo abolito la povertà? No», ha detto il ministro parlando dei limiti di qualunque singolo provvedimento. Un richiamo che ha inevitabilmente evocato, pur senza una citazione esplicita del Movimento 5 Stelle o del Reddito di cittadinanza, la celebre formula pronunciata nel settembre 2018 dall’allora vicepremier Luigi Di Maio, «abbiamo abolito la povertà».

Il punto, però, nella presentazione al Masaf è rimasto soprattutto quello della misura concreta. Lollobrigida ha rivendicato la scelta di concentrare le risorse sulle famiglie individuate attraverso criteri predeterminati, il recupero nel circuito della Carta delle somme eventualmente non utilizzate e il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati per amplificarne l’effetto.

Una macchina nella quale ognuno svolge una funzione diversa: l’INPS incrocia i dati, i Comuni presidiano il territorio, Poste Italiane gestisce lo strumento di pagamento, la distribuzione aggiunge la scontistica e i ministeri coordinano risorse e regole.

Più che una carta, dunque, il modello presentato al Masaf punta a essere una filiera del sostegno: dall’individuazione del nucleo familiare fino alla cassa del supermercato. Con un obiettivo dichiarato che mette insieme due esigenze: alleggerire una parte della spesa delle famiglie in difficoltà e fare in modo che quelle risorse continuino a circolare nell’economia reale, tra territori, imprese e filiere agroalimentari.