Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo al mandato di arresto nei confronti del generale libico Osama Najeem Almasri, richiesto dall'Aja nel gennaio 2025. La decisione arriva dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito l'obbligo per il Guardasigilli di trasmettere tempestivamente le richieste della Cpi o di motivare un eventuale diniego.
La Procura generale procederà ora secondo quanto previsto dalla normativa. La vicenda risale al gennaio dello scorso anno, quando Almasri fu arrestato in Italia sulla base del mandato della Corte penale internazionale e successivamente scarcerato dopo la mancata trasmissione degli atti da parte del ministero della Giustizia. Il generale fu quindi riportato in Libia a bordo di un volo di Stato, vicenda che innescò un duro scontro politico e un'inchiesta del Tribunale dei ministri poi archiviata dopo il voto della Camera che negò l'autorizzazione a procedere.
Nel frattempo Almasri è stato condannato in Libia a sette anni e quattro mesi di reclusione per fatti legati al suo incarico presso l'Istituto di riforma e riabilitazione di Tripoli. Secondo le autorità libiche, nella struttura sarebbero stati commessi episodi di tortura e trattamenti crudeli ai danni dei detenuti. Il provvedimento trasmesso dal ministero è destinato a produrre effetti solo nell'eventualità di un eventuale ingresso di Almasri in Italia.
La decisione di Nordio ha riacceso il confronto politico. "Da notizie di stampa apprendiamo che mercoledì il ministro Nordio ha trasmesso, con un anno e mezzo di ritardo, alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del trafficante e torturatore Almasri, che all’epoca fu liberato dal governo Meloni e riportato in Libia con tutti gli onori. Alla fine avevamo ragione noi. Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in procura per l’arresto del criminale libico", ha dichiarato Nicola Fratoianni (Avs).
Sulla stessa linea Angelo Bonelli (Europa Verde): "Nordio è stato smascherato. Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al Parlamento una versione falsa". Bonelli ha quindi ribadito la richiesta di dimissioni del ministro, sostenendo che "un ministro smentito in questo modo dalla Corte costituzionale non può restare al suo posto".