Un’altra intercettazione irrompe nel caso Garlasco e questa volta a parlare è Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia che nel 2017 aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio. Una conversazione che porta direttamente dentro uno dei passaggi più controversi della prima inchiesta e chiama in causa Laura Barbaini, all’epoca sostituta procuratrice generale di Milano e magistrata che aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis conclusosi con la condanna di Alberto Stasi.

La conversazione risale al 29 settembre 2025. Venditti, parlando con una donna mentre era finito sotto la lente dell’inchiesta bresciana, manifesta tutta la propria preoccupazione: “Stiamo preparando la guerra... Io temo che mi arrestino addirittura”. Poi arriva il passaggio destinato a fare più rumore: “Poi c’è la Barbaini, perché era quella che mi... era il mio consulente, quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione”.

Parole che acquistano un peso particolare alla luce di quanto già emerso sulla prima indagine nei confronti di Sempio. Barbaini, infatti, aveva redatto un appunto su carta intestata della Procura generale di Milano nel quale veniva ricostruito il percorso processuale legato al delitto di Chiara Poggi. Agli atti risulta anche una versione più ampia del documento, prodotta dalla difesa di Venditti davanti al Riesame, nella quale venivano affrontati punto per punto alcuni degli elementi indicati dalla difesa Stasi contro Sempio, dal DNA trovato sulle unghie della vittima ai contatti telefonici.

Ed è proprio qui che si concentra uno degli interrogativi emersi nelle nuove indagini: quale fosse il titolo in base al quale la magistrata potesse conoscere e valutare elementi relativi a un procedimento che in quel momento era ancora riservato e affidato alla Procura di Pavia. Un interrogativo investigativo che non equivale, naturalmente, all'accertamento di un illecito da parte di Barbaini, ma che rende ancora più significativa la frase oggi emersa dalla conversazione di Venditti.

Il nome dell’ex sostituta procuratrice generale era già comparso nelle carte dell’inchiesta. Secondo l’informativa dei carabinieri, Barbaini avrebbe anche suggerito ai legali della famiglia Poggi di interessare formalmente la Procura generale di Milano rispetto alla nuova attività investigativa condotta a Pavia. Un quadro sul quale gli investigatori hanno formulato valutazioni critiche, ma che deve essere tenuto distinto dall’accertamento di eventuali responsabilità penali.

C’è poi un elemento decisivo per leggere correttamente l’intercettazione. Venditti, che in quella conversazione temeva persino un possibile arresto, non è più accusato di corruzione: il 17 settembre 2026 il gip di Brescia ha infatti archiviato la sua posizione, accogliendo la richiesta formulata dalla stessa Procura. L’ipotesi investigativa secondo cui l’ex magistrato avrebbe ricevuto denaro per favorire l’archiviazione di Sempio non ha quindi trovato elementi sufficienti per proseguire nei suoi confronti.

Il fascicolo sulla presunta corruzione, tuttavia, non è scomparso. Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie dopo l’archiviazione di Venditti, l’ipotesi di reato resta oggetto di accertamenti rispetto ad altre persone e gli atti sono stati trasmessi a Pavia.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, dunque, l’inchiesta continua a riportare alla luce non soltanto elementi relativi al delitto, ma anche ciò che accadde nelle indagini successive. E adesso, agli atti, c’è anche la voce dello stesso magistrato che nel 2017 chiese l’archiviazione di Andrea Sempio e quella frase su Barbaini: “Mi spingeva a chiedere l’archiviazione”.