È cominciato il balletto dei direttori nelle redazioni dei quotidiani, i cambiamenti avvengono con scosse telluriche che fanno tremare i vetri degli uffici. Il gruppo Gedi ora battente bandiera greca ha salutato con una nota stampa gelida le dimissioni di Mario Orfeo che lascerà il timone del quotidiano dal primo settembre 2026:
“Prendiamo atto della decisione di Mario Orfeo e desideriamo ringraziarlo per il lavoro svolto con professionalità e dedizione, rivolgendogli i migliori auguri di successo per il prosieguo del suo percorso professionale. La storia cinquantennale di la Repubblica proseguirà nel solco della sua tradizione di qualità dell'informazione, forte del valore dei suoi giornalisti e di un piano di investimenti e crescita su cui il gruppo è al lavoro'', conclude la nota.

Orfeo, 60 anni dal 2024 ha diretto il quotidiano di largo Fochetti. Giornalista di lungo corso è l’unico professionista nella storia del servizio pubblico ad aver diretto i tre principali tg: Tg1, Tg2, Tg3), e, a Viale Mazzini ha ricoperto anche il ruolo di amministratore delegato tra il 2017 e il 2018. In precedenza ha diretto anche Il Mattino e Il Messaggero. Orfeo ha deciso di mollare per mettersi al timone di un progetto di ecosistema digitale di Leonardo Del Vecchio (QN).

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Il suo addio improvviso sarebbe stato causato da una divergenza di opinioni con il nuovo proprietario del gruppo Gedi Theodore Kyriakou, e con il nuovo amministratore delegato Mirja Cartia d’Asero. I ben informati (Dagospia) raccontano di una profonda delusione da parte di Orfeo per le scelte operate dall’editore greco sulla scelta di risorse esterne per il lancio di un canale all news (una sorta di Cnn italiana) già partito ma accolto dagli addetti ai lavori in maniera tiepida. Orfeo da parte sua bramerebbe la direzione del Tg5. Ma non è l’unico riposizionamento in corso, ci sono malumori al Secolo XIX di Genova, fuoruscite imminenti da Libero e approdi imminenti a il Giornale.

Infine il PD vuole riprendersi l’Unità dall’editore Alfredo Romeo. Nessuna ipotesi o spiffero su chi potrebbe essere il direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Grandi manovre che annunciano avvicendamenti apicali ma spesso si rivelano solo azioni dimostrative: nascondono strategie da manuale Cencelli del giornalismo sempre esistite e applicate; controllo dei contenuti e dei costi, posizionamento (e accreditamento) politico-mediatico.

Spesso la trovata pubblica — il trasferimento su un progetto “strategico”, sostituzioni all’ultimo minuto serve a mettere una toppa temporanea mentre si ridefiniscono giochi di potere più profondi e duraturi. In estrema sintesi si porta la barca al largo con un nuovo comandante ma sono semplici esercitazioni e i colpi sparati dai ponti delle navi sono a salve. L’obiettivo è arrivare al 2027, anno cui comunque si andrà al voto, con la possibilità di mischiare le carte fino all’ultimo momento quando si deciderà a quale gioco giocare.