Il caso Paragon torna al centro del dibattito politico durante “Fenix – Il Tempo del Coraggio”, la festa organizzata da Gioventù Nazionale. Sul palco dell’incontro “Senza filtri, senza infiltrati” si sono confrontati Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, e Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.

Uno dei primi passaggi del confronto ha riguardato proprio il caso dello spyware e l’ipotesi che il telefono di Cancellato sia stato compromesso. Donzelli ha scelto di partire dalla dimensione personale della vicenda, riconoscendo la gravità di un’eventuale intrusione nella vita privata di un giornalista. «Sicuramente non è bello scoprire che le proprie conversazioni sono state lette: conversazioni private, intime, di qualsiasi genere. È una cosa atroce», ha affermato.

Il deputato ha poi richiamato il lavoro svolto dal Copasir, sostenendo che Fratelli d’Italia e il centrodestra abbiano chiesto con particolare determinazione di approfondire quanto accaduto. «Ci siamo posti il tema di che cosa era successo, se era vero, se era stato davvero Paragon, per quale motivo», ha spiegato Donzelli, ricordando che gli approfondimenti hanno riguardato non soltanto Cancellato, ma anche altre persone coinvolte nella vicenda.

È proprio su questa distinzione che Donzelli ha insistito dal palco. «È emerso che i servizi segreti, e quindi il Governo italiano, non avevano nulla a che fare con l’intercettazione del direttore Cancellato», ha dichiarato, aggiungendo che per altri casi vi sarebbero state invece attività autorizzate nell’ambito delle competenze dell’intelligence.

Ma, secondo il deputato, il punto centrale non cambia nemmeno qualora non fosse possibile stabilire con certezza quale tecnologia sia stata utilizzata contro il giornalista. «Se, come Meta ha detto, è stato intercettato, se è stato intercettato con Paragon o con un altro spyware “zero-click”, non ci cambia niente», ha osservato.

Donzelli ha quindi posto la questione sul terreno delle garanzie per chi svolge attività giornalistica: «Un direttore di un quotidiano in Italia è corretto che venga intercettato? Se non ha fatto nulla di male, se non è oggetto di un’indagine, se non c’è un tema di sicurezza nazionale? Assolutamente no, è gravissimo».

La posizione espressa dal responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia è stata dunque doppia: da una parte la condanna netta dell’eventuale sorveglianza di un giornalista non coinvolto in procedimenti o questioni di sicurezza nazionale, dall’altra la richiesta che venga riconosciuto quanto, secondo Donzelli, è emerso dagli approfondimenti parlamentari circa il mancato coinvolgimento dei servizi italiani nel caso Cancellato.

«Una cosa è certa: i servizi italiani e il Governo non hanno nulla a che fare con questa vicenda e vorremmo che i mezzi di comunicazione lo dicessero con la stessa determinazione con cui hanno sollevato i dubbi», ha concluso Donzelli.