«È stato Sigfrido a dirmi di girare l’ordinanza di arresto dei quattro esecutori materiali a Natalia Potenza». È questo il passaggio dell’audizione di Laura Cianfoni, attuale compagna di Sigfrido Ranucci, davanti ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, che starebbe facendo tremare l’ex conduttore di Report. Lo riporta Il Giornale.

La circostanza sarebbe stata confermata dalla stessa Cianfoni durante l’interrogatorio, rilasciato secondo la ricostruzione del quotidiano, il 30 giugno 2025, giorno in cui vengono arrestati i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato esplosivo del 16 ottobre 2025 ai danni di Ranucci.

Un particolare non da poco nell’inchiesta che vede Valter Lavitola nei panni del sospettato mandante del tentato attentato con ordigno esplosivo. Nonostante fosse parte offesa, Ranucci avrebbe condiviso con Potenza, ex compagna di Lavitola, un documento riservato. Un gesto che, secondo quanto emerso, potrebbe aver rappresentato un'ulteriore conferma del rapporto di fiducia tra il giornalista e l’imprenditore.

Nell’interrogatorio Cianfoni avrebbe anche spiegato di non essere a conoscenza del coinvolgimento di Lavitola nell’attentato fino al giorno in cui venne emessa l’ordinanza di custodia cautelare. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe ridimensionare l’ipotesi di una collusione consapevole tra Ranucci e Lavitola.

La compagna di Ranucci ha raccontato di aver ricevuto l’ordinanza da Sigfrido e di averla girata via WhatsApp a Natalia Potenza, evitando così un contatto diretto tra il giornalista e Lavitola. Una scelta che, alla luce delle indagini, solleva ora interrogativi sul ruolo di Ranucci nella vicenda.

Nel frattempo, Ranucci e Lavitola continuano a condividere la versione di un attentato commissionato da Corrado Moccia, seppur le ragioni restino poco chiare. Si ipotizza un movente di natura politica, legato al presunto sostegno di Ranucci a un partito di estrema sinistra. Una pista che, però, non troverebbe riscontro nelle indagini e che appare, al momento, poco convincente.

Nel corso della perquisizione eseguita ieri su disposizione dell’Antimafia, i carabinieri hanno passato al setaccio l’abitazione di Lavitola per circa otto ore. Il sospetto è che il giornalista abbia voluto mostrare solidarietà all’imprenditore fin dalla prima conversazione telefonica successiva all’attentato.

La procura di Roma sta ora valutando la posizione di Ranucci, che potrebbe essere convocato dal pm Edoardo De Santis per chiarire la sua versione dei fatti. In particolare, dovrà spiegare quale fosse il rapporto con Lavitola e perché abbia deciso di condividere un documento riservato con un soggetto estraneo all’inchiesta.