Massimo Ceccherini si scaglia contro quella che considera una deriva sempre più evidente del mondo dei podcast e dei contenuti online: la tendenza a trasformare ex criminali e protagonisti della malavita in ospiti ricorrenti, spesso raccontati come personaggi affascinanti. Lo fa con il suo stile diretto, senza filtri, lanciando una critica che ha acceso il dibattito sui social.

«Avete rotto il cazzo coi criminali che li invitate ai podcast», esordisce l’attore e comico toscano, facendo riferimento ai numerosi format che negli ultimi anni hanno dato spazio a ex appartenenti alla Banda della Magliana, alla Mala del Brenta e ad altri protagonisti della cronaca nera.

Ceccherini contesta il modo in cui queste interviste vengono spesso impostate: «Dici: “Come hai ucciso? Quanti ne hai uccisi?” Tutti lì a sentirli. Fedez, quello e l’altro, tutti a invitare i criminali. Ma vai a fanculo. Ma che cazzo me ne frega a me della vita marcia di un criminale?».

Pur riconoscendo che alcune di queste figure possano risultare carismatiche, ribadisce che il punto resta un altro: «Anche voi avete invitato quello della Mala del Brenta. Mi sta simpatico pure a me, ma sono sempre criminali».

Per Ceccherini il rischio è quello di alterare la scala dei valori, dando sempre più spazio a chi ha costruito la propria notorietà attraverso la violenza e sempre meno a chi conduce una vita onesta. «Ci avete rotto i coglioni perché ci abbrutiamo come razza umana italiana», afferma.

L’attore, ospite al podcast Gurulandia, propone quindi un modello completamente diverso di narrazione. «Non mi fai mai vedere un raggio di sole di uno che invece ha fatto una cosa più sana… più bella», osserva, spiegando che le storie delle persone comuni meritano molta più attenzione di quelle dei criminali.

Il passaggio conclusivo è quello che più ha colpito gli utenti: «Guarda che le vite normali sono anche molto belle. Chiama un operaio per due ore: ti vengono fuori delle perle che ti fanno bene a te. Mentre invece il criminale è due palle».

Una riflessione che va oltre la provocazione. Raccontare la criminalità può avere un valore giornalistico quando serve a comprendere un fenomeno, ma trasformare ex delinquenti in protagonisti fissi dell’intrattenimento rischia di alimentarne il fascino. Da questo punto di vista, la critica di Ceccherini coglie un tema reale: dare maggiore spazio alle storie di chi costruisce, lavora e contribuisce ogni giorno alla società potrebbe offrire esempi ben più utili e significativi rispetto all’ennesimo racconto di una carriera criminale.