"Una vera e propria catastrofe sanitaria". È l'allarme lanciato dal presidente dell'Associazione Medica di Ceuta, Enrique Roviralta, che chiama direttamente in causa la risposta del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez e chiede alla ministra della Salute, Mónica García, di recarsi personalmente nella città autonoma per verificare le condizioni in cui medici e strutture sanitarie stanno affrontando le conseguenze dell'arrivo in massa di migranti.

"Ci viene segnalato che ci sono già casi di diarrea con febbre e che potrebbero verificarsi focolai epidemici, che non colpiranno solo chi ne è affetto", ha dichiarato Roviralta nel corso di un'intervista a "La hora de la 1" su Tve, secondo quanto riportato da Europa Press. Il presidente dell'Associazione Medica ha spiegato di aver inviato una lettera alla ministra García invitandola a visitare Ceuta per rendersi conto personalmente della situazione.

Il vero affondo riguarda però la gestione dell'emergenza da parte delle istituzioni centrali. "Quello che è inaccettabile è la mancanza di protocolli, la mancanza di rinforzi esterni e il fatto che il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa non abbiano ancora predisposto un adeguato supporto logistico per affrontare questa vera e propria catastrofe sanitaria", ha denunciato Roviralta. Un'accusa pesante che investe due dicasteri dell'esecutivo Sánchez e mette sotto pressione il governo sulla gestione dell'emergenza a Ceuta.

A preoccupare è anche l'assenza di informazioni sulle condizioni sanitarie delle persone arrivate e ancora presenti nella città. Si tratta, ha spiegato Roviralta, di "persone senza assistenza sanitaria. Non conosciamo il loro stato vaccinale, né se siano in cura per qualche malattia". Da qui il timore che un eventuale focolaio possa mettere definitivamente sotto pressione un sistema già fragile. "Se si verificasse un'epidemia di qualsiasi tipo, come tubercolosi, dissenteria, colera, qualsiasi cosa, o anche un semplice focolaio di morbillo, il sistema sanitario attuale verrebbe ulteriormente messo a dura prova", ha avvertito.

Secondo Roviralta, la sanità di Ceuta sarebbe già "molto precaria" e l'emergenza verrebbe affrontata anche grazie all'intervento dei volontari del Collegio dei Medici. Il quadro descritto è durissimo: "Ci sono ragazze e donne sdraiate per terra sotto il sole" che ricevono "cure assolutamente da Terzo mondo, che sembrano più medicina di guerra che altro".

Una situazione che, secondo il presidente dell'Associazione Medica, non può continuare a essere sostenuta facendo affidamento sulla disponibilità dei singoli professionisti. "Quello che non può accadere è che la volontà dei medici, la vocazione dei medici, la dedizione al servizio professionale siano alla base di questa gestione", ha concluso.

Da Ceuta arriva quindi un allarme che diventa inevitabilmente anche politico. Nel mirino finiscono l'assenza di rinforzi, di protocolli e di un supporto logistico ritenuto adeguato: una situazione sulla quale ora è il governo Sánchez a essere chiamato a dare risposte.