La Chiesa cattolica si trova nuovamente ad affrontare una delle vicende più delicate degli ultimi decenni. A Ecône, in Svizzera, sede storica della Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, un gesto che il diritto canonico considera un grave atto contro la comunione ecclesiale e che comporta la scomunica automatica dei diretti interessati.
La cerimonia si è svolta nella mattinata del 1° luglio davanti a migliaia di fedeli provenienti da numerosi Paesi, oltre a sacerdoti, religiosi e seminaristi appartenenti alla Fraternità. Tra i presenti anche alcune personalità del mondo politico e dell’associazionismo cattolico tradizionalista, tra cui il leader di Forza Nuova Roberto Fiore e l’ex europarlamentare Mario Borghezio.
A ricevere l’ordinazione episcopale sono stati Michael Goldade, Pascal Schreiber, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, sacerdoti della Fraternità scelti per garantire la continuità del ministero episcopale e delle future ordinazioni sacerdotali. A conferire loro l’episcopato sono stati i vescovi Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, entrambi consacrati nel 1988 da monsignor Marcel Lefebvre nel precedente episodio che segnò la rottura tra la Fraternità e la Santa Sede.
Nei giorni precedenti Papa Leone XIV aveva rivolto un appello ai vertici della Fraternità affinché rinunciassero alle consacrazioni e riprendessero il dialogo con Roma. L’invito non è stato accolto e la celebrazione si è svolta regolarmente secondo il rito tridentino, confermando la volontà della Fraternità di procedere con il proprio progetto nonostante le conseguenze previste dall’ordinamento canonico.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X venne fondata nel 1970 da monsignor Marcel Lefebvre con l’obiettivo di preservare la liturgia tradizionale e l’insegnamento cattolico precedente al Concilio Vaticano II. Nel corso degli anni il movimento ha espresso forti riserve nei confronti di alcune riforme conciliari, in particolare sulla liturgia, sull’ecumenismo, sul dialogo interreligioso e sul principio della libertà religiosa. Pur continuando a dichiararsi cattolica e a riconoscere il Papa come successore di Pietro, la Fraternità ritiene che tali cambiamenti abbiano rappresentato un allontanamento dalla Tradizione della Chiesa.
Il precedente più significativo risale al 30 giugno 1988, quando monsignor Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione di San Giovanni Paolo II. Anche in quel caso il diritto canonico fece scattare la scomunica automatica e la Santa Sede qualificò il gesto come un atto scismatico. Nel 2009 Papa Benedetto XVI revocò la scomunica personale ai quattro vescovi consacrati nel 1988, nel tentativo di favorire una riconciliazione, ma le divergenze dottrinali non furono superate e la Fraternità non ottenne una piena regolarizzazione canonica.
La consacrazione di un vescovo senza il mandato del Romano Pontefice è disciplinata dal Codice di diritto canonico, che la considera una violazione particolarmente grave dell’ordine ecclesiale. La sanzione prevista è la scomunica latae sententiae, cioè automatica, che si applica al vescovo consacrante e a quello consacrato nel momento stesso in cui l’atto viene compiuto, senza la necessità di una preventiva dichiarazione dell’autorità ecclesiastica.
Per la Fraternità San Pio X, invece, la scelta di consacrare nuovi vescovi risponde alla necessità di assicurare la continuità della propria missione pastorale e della successione apostolica. I responsabili del movimento sostengono infatti di trovarsi in una situazione eccezionale che renderebbe necessaria questa decisione per garantire la formazione del clero e la prosecuzione dell’attività della Fraternità nel mondo.
L’episodio rappresenta il primo grande momento di tensione tra il pontificato di Leone XIV e la Fraternità San Pio X e riporta al centro del dibattito ecclesiale una frattura che, nonostante i tentativi di dialogo portati avanti negli ultimi decenni, continua a segnare i rapporti tra il Vaticano e il principale movimento cattolico tradizionalista.