Dopo aver escluso una propria candidatura alle prossime elezioni comunali, Valerio Carocci torna al centro del dibattito pubblico annunciando la nascita della lista civica “La Roma che non c’è”, promossa dal movimento nato attorno alla battaglia per la tutela delle sale cinematografiche della Capitale. Un passaggio che rappresenta l’evoluzione della vicenda raccontata nei giorni scorsi, quando il mondo del cinema aveva espresso sostegno all’ipotesi di un progetto civico dedicato alla difesa degli spazi culturali cittadini.
In un lungo messaggio pubblicato sui social, Carocci ribadisce innanzitutto di non voler scendere direttamente in campo: «Amo questa città e amo il lavoro che faccio per questa città, pertanto confermo, come detto in ogni dove, di non volermi candidare».
Il presidente della Fondazione Piccolo America ripercorre quindi gli ultimi sviluppi della vicenda, a partire dalle polemiche sulla riconversione dell’Ex Cinema Metropolitan, contro la quale la Fondazione ha presentato, il 27 dicembre 2025, un ricorso indirizzato al sindaco Roberto Gualtieri e al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, annunciando anche la richiesta di sospensiva nei termini di legge.
Nel suo intervento, Carocci torna a criticare la trasformazione dell’ex sala cinematografica in uno spazio destinato per il 95% ad attività commerciali, definendola una scelta che, a suo giudizio, rappresenta «una responsabilità politica gravissima» per il futuro culturale della città e sostenendo che il caso Metropolitan possa diventare un precedente per altri spazi culturali romani.
Carocci afferma inoltre di aver ricevuto, dopo la pubblicazione delle proprie dichiarazioni, alcuni messaggi che definisce «inaccettabili in un contesto democratico» da parte di «una figura apicale del Campidoglio». Spiega di averli inoltrati al sindaco Gualtieri e sostiene che, dopo quel momento, non avrebbe più ricevuto riscontri.
Secondo quanto riferito dallo stesso Carocci, anche la successiva richiesta di un incontro con il primo cittadino, avanzata dalla Fondazione Piccolo America per chiarire l’accaduto e ribadire il diritto di esprimere posizioni critiche pur collaborando con le istituzioni pubbliche, non ha finora ottenuto risposta.
Da questa vicenda nasce il progetto civico “La Roma che non c’è”, che Carocci precisa non sarà espressione della Fondazione Piccolo America, la quale continuerà a mantenere il proprio carattere apolitico e apartitico, ma del movimento sviluppatosi negli anni attorno alla tutela delle sale cinematografiche e degli spazi culturali della Capitale.
Il progetto individua dieci punti programmatici, tra cui la difesa della città dalla speculazione immobiliare, la tutela di cinema, teatri, librerie e spazi culturali, la regolamentazione degli affitti brevi e la difesa del diritto alla casa, il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte urbanistiche, la promozione della libertà di espressione, una riforma della normativa sul pubblico spettacolo e, sul piano internazionale, la sospensione dei rapporti istituzionali con enti israeliani ritenuti coinvolti nelle politiche del governo israeliano e il sostegno a iniziative a favore della popolazione palestinese.
Parallelamente, Carocci ha lanciato un appello pubblico rivolto a cittadini, associazioni, comitati, partiti, imprese e personalità del mondo della cultura affinché sottoscrivano una richiesta indirizzata al sindaco Roberto Gualtieri. L’obiettivo è ottenere un incontro istituzionale per chiarire quanto accaduto negli ultimi giorni, ribadire il principio della libertà di espressione e conoscere la posizione dell’amministrazione sulla tutela della destinazione d’uso delle ex sale cinematografiche.
Nel concludere il suo intervento, Carocci richiama l’articolo 21 della Costituzione, ricordando che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», invitando chi condivide l’appello a sottoscriverlo pubblicamente, con un commento di adesione o tramite email.