Ci sono registi destinati a essere autori e altri condannati a diventare un meme. Uwe Boll appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Per anni il suo nome è stato sinonimo di cinema dozzinale, adattamenti videoludici disastrosi e una filmografia che, critica e colleghi, hanno accolto con entusiasmo pari a quello riservato a una multa. Eppure Boll continua imperterrito a provocare, come dimostra Citizen Vigilante.
Parlare di trama, però, è quasi un esercizio di fantasia. Il film segue un vigilante che si erge a giustiziere non tanto per un autentico senso di giustizia, quanto per una smisurata megalomania. Più che salvare il mondo, sembra voler soddisfare il proprio ego. Il problema è che questo spunto si perde presto in una narrazione sconnessa, con personaggi che entrano ed escono senza logica, sequenze montate come se appartenessero a film diversi e una regia incapace di dare un senso compiuto al racconto.
A rendere l'opera ancora più curiosa è la presenza di Armie Hammer. Attore di talento, la sua carriera è stata travolta dalle accuse e dalle controversie legate a presunti comportamenti sessuali estremi e a messaggi contenenti fantasie di cannibalismo. Pur senza condanne penali, la sua immagine pubblica ne è uscita profondamente compromessa.
Il film è stato limitato in Germania per la rappresentazione della violenza e del vigilantismo. Una scelta che, nel clima sociale attuale, può avere una sua logica. Ma resta il dubbio di fondo: censurare un film perché qualcuno potrebbe prenderlo sul serio equivale, per assurdo, a vietare le commedie romantiche perché fanno credere nell'amore perfetto. Il cinema è finzione, anche quando è di pessimo gusto.
A riaccendere il caso ci ha pensato Elon Musk, promuovendo il film su X e trasformandolo in un simbolo dello scontro culturale, tanto che alcuni hanno letto nell'opera un messaggio favorevole alla violenza contro i migranti. Ma forse tutto questo dibattito attribuisce a Citizen Vigilante una profondità che semplicemente non possiede.
E allora una provocazione è d'obbligo: la Germania ha fatto bene a censurarlo. Non perché istighi alla violenza o rappresenti un pericolo sociale, ma perché è un pasticcio narrativo e registico di rara confusione. E, forse, il reato più grave che un film possa commettere non è scandalizzare il pubblico, ma annoiarlo mentre cerca disperatamente di scioccarlo.
La pagina Welcome to Favelas ha annunciato che il film verrà proiettato prossimamente a Roma, anche se al momento non sono ancora disponibili conferme ufficiali né dettagli sulla programmazione.