Novantacinque euro per un gelato. Basta questa cifra per dividere l'opinione pubblica tra chi grida allo scandalo e chi parla di eccellenza gastronomica. A far esplodere il dibattito è stato il cono "di lusso" della gelateria Mokambo di Ruvo di Puglia, realizzato con ingredienti pregiati, tra cui zafferano in pistilli, e finito nel mirino di Flavio Briatore, che ha liquidato la questione con una provocazione: «Chi spende quei soldi per un gelato è un cretino». La replica dei titolari non si è fatta attendere: non vendono un semplice gelato, ma un'esperienza, tanto che le prenotazioni arrivano da tutto il mondo e la lista d'attesa si allunga di settimana in settimana.
La domanda, però, è un'altra: di chi è davvero la responsabilità di un prezzo tanto elevato? Del venditore che lo propone o del compratore che decide di pagarlo? In un mercato libero, il prezzo non è mai imposto da una sola parte. Se c'è qualcuno disposto a spendere 95 euro per un cono, significa che quel valore, almeno per lui, esiste.
E qui emerge un'apparente contraddizione. Perché chi acquista quel gelato, molto probabilmente, non compra soltanto latte, zucchero e zafferano. Compra una storia, un'esclusività, un racconto da condividere e, soprattutto, uno status. Esattamente come accade entrando in un locale di lusso come Crazy Pizza: nessuno pensa davvero di pagare soltanto farina, pomodoro e mozzarella. Si paga il marchio, l'atmosfera, il posizionamento e la possibilità di dire "io c'ero".
Certo, lo zafferano è una delle spezie più costose al mondo e nel dettaglio può arrivare a costare mediamente tra i 1.000 e i 1.500 euro l'etto, con punte ben superiori per le qualità più pregiate. Ma neppure questo, da solo, basta a spiegare un prezzo di 95 euro per un gelato.
Alla fine, il mercato del lusso funziona così: il prezzo non misura il costo di produzione, ma il desiderio di possedere qualcosa che pochi hanno. Per questo, forse, la provocazione di Briatore centra il bersaglio solo a metà. Perché se esiste un venditore che propone un gelato da 95 euro, è soltanto perché esiste anche un cliente disposto a comprarlo. E in quel momento non sta acquistando un dessert: sta acquistando un simbolo.