A quasi otto anni dal crollo del ponte Morandi, il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado nel processo relativo al disastro del 14 agosto 2018, quando il collasso del viadotto Polcevera sull'autostrada A10 provocò la morte di 43 persone. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Paolo Lepri, ha emesso il verdetto al termine di un procedimento durato circa quattro anni, con decine di imputati chiamati a rispondere, a vario titolo, delle responsabilità legate alla tragedia.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la condanna più severa è stata inflitta a Giovanni Castellucci, all'epoca amministratore delegato di Autostrade per l'Italia (Aspi), al quale sono stati comminati dodici anni di reclusione. La Procura aveva richiesto una pena di diciotto anni e sei mesi, ritenendo sussistenti le aggravanti previste per il reato contestato e applicando il criterio della continuazione in relazione alle quarantatré vittime del crollo. Castellucci è già detenuto nel carcere di Opera, a Milano, dove sta scontando la condanna definitiva per la strage del viadotto Acqualonga, avvenuta nei pressi di Avellino nel 2013.

Il Tribunale ha pronunciato condanne nei confronti di circa trenta dei cinquantasette imputati complessivamente coinvolti nel procedimento. Le contestazioni formulate dalla Procura comprendevano, a seconda delle singole posizioni, i reati di omicidio colposo, disastro colposo, omicidio stradale aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, crollo doloso e falso. Nel corso della requisitoria erano stati richiesti complessivamente oltre quattrocento anni di reclusione.

Tra le condanne più rilevanti figura quella di Michele Donferri Mitelli, già responsabile della Direzione Investimenti di Aspi, condannato a undici anni di carcere. Cinque anni sono stati invece inflitti a Mauro Coletta, storico dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con competenze sulla vigilanza delle concessioni autostradali. Dieci anni di reclusione sono stati disposti nei confronti di Emanuele De Angelis, ex direttore tecnico di Spea Engineering, e di Maurizio Repetto, già responsabile dell'ufficio collaudi e controlli della società.
Le società Autostrade per l'Italia e Spea Engineering, inizialmente coinvolte nel procedimento penale, erano uscite dal processo attraverso un accordo di patteggiamento che aveva previsto il pagamento complessivo di trenta milioni di euro. Parallelamente, la quasi totalità dei familiari delle vittime aveva definito la propria posizione risarcitoria mediante accordi transattivi in sede civile.


La lettura del dispositivo si è svolta nell'aula magna del Palazzo di Giustizia di Genova, alla presenza dei rappresentanti della Procura, dei familiari delle vittime, delle parti civili e delle istituzioni locali. Tra i presenti anche Egle Possetti, portavoce del Comitato dei parenti delle vittime, che nel crollo perse quattro familiari, e la sindaca di Genova Silvia Salis, costituita parte civile per conto del Comune. Al termine della lettura della sentenza, Possetti ha dichiarato che «è stata una strage, non una tragedia», ribadendo la posizione sostenuta dai familiari durante l'intero iter processuale.


Di segno opposto il commento della difesa di Giovanni Castellucci. L'avvocato Guido Carlo Alleva ha annunciato l'intenzione di impugnare la sentenza, sostenendo che il verdetto rischierebbe di attribuire una responsabilità fondata esclusivamente sul ruolo ricoperto dal manager all'interno della società. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei termini stabiliti dalla legge e costituiranno la base per l'eventuale giudizio d'appello.