C’è un movimento che attraversa l’area sovranista e che Marco Rizzo vuole trasformare in un’operazione politica nazionale. A pochi giorni dal congresso fondativo di Italia Domani - Marco Rizzo, in programma sabato 3 ottobre a Roma, l’ex europarlamentare rivendica nuovi contatti con gruppi e militanti provenienti dall’area di Roberto Vannacci. Un travaso che, nelle dimensioni indicate dagli stessi referenti coinvolti, dovrà essere misurato sulle adesioni effettivamente formalizzate, ma che segnala una competizione ormai aperta per conquistare uno spazio politico fuori dagli schieramenti tradizionali. Il fronte più consistente sarebbe quello piemontese.
I referenti dei comitati di Cavallermaggiore, Cavallerleone, Sanfrè, Corneliano d’Alba, Macra-Valle Maira, Casteldelfino-Valle Varaita, Alba, Montaldo Mondovì, Borgo San Dalmazzo e Moretta avrebbero deciso di sospendersi dal partito. A questi vengono aggiunti altri tre comitati, Bra, Caramagna e Rocca de’ Baldi, ancora in fase di definizione dei rispettivi referenti. I tredici gruppi sarebbero già in stretto contatto con Italia Domani. Al centro dell’operazione c’è Giovanni Seia, cuneese ed ex tessera numero 423, indicato come uno dei primi ad aver creduto nel progetto dell’ex generale e fondatore del circolo di Cavallermaggiore.
Da quel nucleo sarebbero successivamente nate diverse realtà territoriali, per un totale dichiarato di circa 550 iscritti intenzionati a passare con Rizzo. Non ci sarebbe però soltanto il Piemonte. A Latina il riferimento è Massimo Perrone, con un gruppo che conterebbe 98 iscritti, mentre a Benevento Federico Paolucci ne avrebbe una quarantina. Nel quadro viene inserito anche Giuseppe Pantano di Siracusa. Numeri rivendicati dai protagonisti dell’operazione e che dovranno quindi trovare conferma nelle adesioni effettivamente formalizzate, ma il segnale politico che Rizzo vuole lanciare è netto: Italia Domani punta a diventare un punto di raccolta anche per una parte dell’area sovranista che non si riconosce più nel percorso politico di Vannacci. “Da Cuneo a Latina sino a Benevento ci cercano perché considerano il Generale funzionale alla sinistra globalista e neoliberista”, è l’affondo che accompagna questa nuova fase. Lo scontro, infatti, non riguarda soltanto tessere e comitati, ma la collocazione politica stessa di quell’area.
Secondo Rizzo, la posizione di Vannacci rischierebbe di non essere compresa perché continuerebbe a muoversi all’interno di una contrapposizione tra destra e sinistra ormai superata. Nella sua lettura, costruire una “destra di cartapesta” contrapposta a una “sinistra di cartapesta”, riportando continuamente il confronto alle categorie di fascismo e antifascismo, significherebbe costringere il dibattito pubblico su questioni vecchie di oltre ottant’anni mentre milioni di italiani devono fare i conti con salari, costo della vita e difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Rizzo arriva quindi all’attacco più duro, sostenendo che questa “pantomima di destra vera” rischierebbe paradossalmente di consegnare il Paese a quella che definisce “la mondializzazione neoliberista targata Schlein”.
È su questa frattura che Italia Domani tenta di costruire il proprio spazio politico: non una nuova formazione semplicemente collocata a destra o a sinistra, ma un contenitore che prova a intercettare mondi differenti attraverso sovranità nazionale, lavoro, critica alla globalizzazione, identità, sicurezza e ruolo dello Stato nell’economia. Il programma che sarà al centro del congresso rende evidente questa impostazione. Sette i grandi capitoli: pace, neutralità e sovranità; identità, scuola e cultura; lavoro, impresa e moneta sovrana; sanità pubblica e Stato sociale; casa, famiglia e natalità; sicurezza, confini e legalità; controllo nazionale delle risorse.
Sul fronte internazionale Italia Domani propone un’Italia neutrale, lo stop all’invio di armi all’Ucraina, la fine delle sanzioni alla Russia e il superamento degli attuali schemi legati a Unione europea, Nato e Oms. Sul piano economico compaiono l’aumento dei salari, la riduzione delle tasse, la difesa delle piccole e medie imprese, una moneta sovrana complementare denominata SIRE, il no all’euro digitale e la tutela costituzionale del contante. Forte anche l’intervento dello Stato nell’economia, con la proposta di una nuova IRI e di una Banca Pubblica Italiana, accanto alla ricerca della sovranità energetica e alimentare.
Sul versante sociale vengono indicate una sanità pubblica forte e accessibile, la detassazione delle pensioni, interventi a sostegno delle persone con disabilità e dei caregiver familiari e misure per favorire casa, famiglia e natalità. Sull’immigrazione la linea prevede controllo dei confini e blocco dei flussi sulla base della capacità demografica e sociale dell’Italia, mentre sul terreno culturale il movimento rivendica la difesa delle radici laiche e cristiane e il rifiuto di quella che nel programma viene definita “ideologia woke”.
Il passaggio decisivo arriverà sabato 3 ottobre allo Spazio Novecento di Roma Eur, in piazza Guglielmo Marconi 26/B, dove dalle 14.30 si terrà la sessione pubblica del congresso fondativo di Italia Domani - Marco Rizzo. Sarà quello il primo vero banco di prova per capire quanto dei numeri annunciati nelle ultime settimane si trasformerà in organizzazione, tessere e presenza territoriale. La strategia, però, è già chiarissima: Rizzo vuole andare a prendere consensi anche dentro un’area che sembrava destinata a essere terreno naturale di Vannacci, provando a costruire un soggetto capace di parlare contemporaneamente al mondo del lavoro, al ceto medio impoverito e all’elettorato sovranista. E proprio la partita dei comitati potrebbe rappresentare il primo capitolo di uno scontro politico destinato a diventare molto più pesante.