Prima migliaia di persone al Circo Massimo trasformato in una gigantesca sala giochi anni Ottanta. Poi le accuse di sfruttamento degli animatori. Poi l'ondata di polemiche online. Poi Gasparri in Parlamento. Poi Zerocalcare che risponde con un video. Il caso "Due Spicci" è diventato in pochi giorni uno specchio delle contraddizioni italiane sul lavoro creativo.
Cosa è successo
Il 24 maggio il Circo Massimo ha ospitato l'anteprima di "Due Spicci", la terza serie animata di Zerocalcare prodotta da Netflix. L'evento gratuito, strutturato come un'immensa sala giochi a cielo aperto con centinaia di postazioni arcade, ha attirato migliaia di persone, uno degli eventi di lancio più partecipati degli ultimi anni per un prodotto d'intrattenimento italiano, secondo Rivista Studio e LaPresse.
Tre giorni dopo, il 27 maggio, giorno dell'uscita della serie su Netflix, la pagina Instagram dell'Unione Italiana Animatori ha pubblicato una serie di testimonianze di lavoratori che denunciavano condizioni critiche e retribuzioni inadeguate, con compensi che, secondo alcune testimonianze, sarebbero arrivati a circa 6 euro lordi l'ora. Le storie sono state cancellate dopo poco. Il caso è stato inizialmente ripreso soprattutto dai quotidiani di destra, anche perché Zerocalcare ha notoriamente idee molto di sinistra e nelle sue storie parla spesso della precarietà lavorativa della sua generazione.
Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha presentato un'interrogazione alla ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, chiedendo verifiche sulle modalità con cui sarebbe stata gestita la produzione della serie e sostenendo che “sarebbe paradossale che una serie televisiva dedicata al contrasto dello sfruttamento del lavoro desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia”.
La risposta di Zerocalcare
Ieri Zerocalcare ha pubblicato un video su Instagram per rispondere alle accuse. Ha spiegato di non avere alcun controllo sui contratti e sui pagamenti, che spettano alla casa di produzione Movimenti Production: "Io faccio la parte creativa. Scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora alla produzione. Per inciso, non ho proprio accesso a quelle informazioni sul budget e sui contratti". Ha aggiunto di non essere stato informato della situazione: "Mi dispiace che non abbiano pensato che potevo essere un alleato". E sulla strumentalizzazione politica: "Gasparri fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo".
Il nodo vero
Al di là della polemica su Zerocalcare, il caso ha riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro nell'animazione italiana e più in generale nel settore creativo: partite IVA, contratti a progetto, compensi inadeguati, paura di non essere richiamati. Un sistema che non riguarda solo gli animatori. Zerocalcare stesso lo ha riconosciuto: "Molte delle cose che ho letto riguardano questioni reali che riguardano tutto il settore dell'animazione. Anzi, in realtà tutto il mercato del lavoro, perché le partite IVA non ce l'hanno solo gli animatori".