Alberi, farfalle e piogge della foresta amazzonica prendono forma attraverso immagini digitali che si sviluppano sulle pareti, attraversano gli spazi espositivi e si riflettono sul pavimento. È questa l'esperienza proposta da Dataland, il museo dedicato all'arte generata dall'intelligenza artificiale che ha aperto le porte nel centro di Los Angeles su iniziativa dell'artista Refik Anadol.

L'esposizione inaugurale, intitolata Machine Dreams: Rainforest, propone un ambiente immersivo in cui immagini, suoni e profumi ricreano gli ecosistemi delle foreste pluviali. Le installazioni sono generate attraverso l'elaborazione di grandi quantità di dati raccolti nel corso di spedizioni scientifiche e trasformati in composizioni visive in continua evoluzione.

Anadol, nato in Turchia nel 1985 e residente da anni a Los Angeles, è considerato una delle principali figure dell'arte digitale contemporanea. Negli ultimi anni ha realizzato installazioni in istituzioni culturali internazionali come il Museum of Modern Art di New York, il Guggenheim Museum Bilbao e la Casa Batlló di Barcellona. Con Dataland porta per la prima volta il proprio linguaggio artistico all'interno di uno spazio museale interamente progettato attorno all'intelligenza artificiale.

Secondo quanto dichirato dall'ANsa, il museo occupa circa 2.000 metri quadrati all'interno del Grand LA, complesso progettato dall'architetto Frank Gehry e situato di fronte alla Walt Disney Concert Hall. L'opera inaugurale utilizza oltre 500 milioni di immagini, dataset ambientali, informazioni relative a 2,2 milioni di specie biologiche e circa 50 milioni di registrazioni di canti di uccelli raccolte in collaborazione con istituzioni scientifiche durante spedizioni condotte in 16 foreste pluviali.

L'elaborazione dei contenuti è affidata al Large Nature Model, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dallo studio di Refik Anadol e basato su oltre dieci milioni di linee di codice. L'ambiente sonoro è diffuso attraverso una rete composta da 250 altoparlanti integrati nella struttura espositiva, mentre una serie di fragranze ispirate agli ecosistemi naturali completa l'esperienza sensoriale.

All'ingresso ogni visitatore riceve un braccialetto biometrico che rileva parametri come il battito cardiaco e la risposta cutanea. Parallelamente, sensori LiDAR monitorano gli spostamenti all'interno delle sale. Le informazioni raccolte vengono utilizzate dal sistema per modificare in tempo reale immagini, luci e paesaggi sonori, rendendo ogni visita differente dalla precedente.

Dietro il progetto lavora un team multidisciplinare formato da circa venti professionisti provenienti da dieci Paesi, tra artisti, architetti, ingegneri e ricercatori, coordinati da Refik Anadol insieme alla cofondatrice dello studio Efsun Erkılıç.

Secondo Anadol, l'obiettivo del museo è esplorare nuove modalità di espressione artistica attraverso l'integrazione tra creatività umana e tecnologie avanzate, trasformando dati e informazioni in opere capaci di evolversi continuamente in relazione alla presenza del pubblico.