Sono soprattutto gli operatori economici, più che i singoli acquirenti, ad aver modificato nelle ultime settimane le proprie modalità di gestione delle spedizioni dirette negli Stati Uniti, in particolare per i pacchi con un valore inferiore ai 150 euro. È quanto rileva Sergio Gallo, intervenuto ai microfoni del GR1, nell'ambito delle conseguenze legate al nuovo regime dei dazi statunitensi.

Secondo Gallo, negli ultimi due mesi gli operatori si sarebbero attrezzati per accorpare all'interno delle singole spedizioni una maggiore quantità di prodotti, mantenendo il valore complessivo al di sotto della soglia dei 150 euro. Una strategia che punta a modificare la gestione degli invii alla luce delle nuove regole applicate alle merci destinate al mercato americano.

La questione presenta tuttavia ulteriori elementi di complessità nel caso in cui all'interno dello stesso pacco siano presenti prodotti appartenenti a categorie merceologiche differenti. In questa circostanza, spiega Gallo, il dazio può essere applicato in relazione alle diverse categorie di prodotti presenti nella spedizione, con un conseguente aumento degli oneri.

Da qui emerge, secondo l'analisi di Gallo, il rischio di possibili irregolarità nella classificazione delle merci. In particolare, prodotti di natura diversa potrebbero essere ricondotti a un'unica voce merceologica, con l'obiettivo di semplificare la classificazione della spedizione e incidere sull'applicazione dei dazi.

Un fenomeno che assume particolare rilevanza considerando la provenienza delle merci. Secondo quanto riferito da Gallo, infatti, il 98% circa delle spedizioni interessate proviene dalla Cina. La gestione della classificazione doganale rappresenta quindi un passaggio centrale nel nuovo scenario commerciale, soprattutto per gli operatori che movimentano elevati volumi di piccoli pacchi.