Sul Ddl Caccia arriva anche la bocciatura del mondo scientifico. A sollevare forti criticità sul disegno di legge A.S. 1552 è l’Unione Zoologica Italiana, società scientifica che promuove lo studio della zoologia e della biodiversità e che riunisce circa 360 soci tra ricercatori, insegnanti, studenti universitari e appassionati.
Secondo quanto riportato da LifeAnimal.it, l’UZI ha inviato una lettera ai parlamentari per contestare l’impianto della riforma, giudicato troppo sbilanciato verso l’attività venatoria e poco coerente con gli obiettivi di conservazione della fauna selvatica.
Il nodo principale riguarda la filosofia stessa del provvedimento. Per gli zoologi, la gestione della fauna non può essere ridotta alla regolamentazione della caccia. Al contrario, dovrebbe fondarsi su monitoraggio scientifico, tutela degli habitat, protezione della biodiversità, conservazione genetica e difesa degli ecosistemi.
Tra i punti più contestati c’è la modifica dell’articolo 1 della legge 157 del 1992, che attribuirebbe alla caccia un ruolo di concorso nella tutela della biodiversità e dell’ecosistema. Una formulazione che, secondo l’Unione Zoologica Italiana, rischia di ribaltare il principio originario della norma: la caccia non è uno strumento generale di tutela ambientale, ma un’attività consentita solo entro limiti compatibili con la conservazione della fauna.
Le critiche riguardano anche l’ampliamento delle possibilità concesse ai cacciatori. Secondo l’UZI, la principale preoccupazione del disegno di legge sembrerebbe essere quella di aumentare le possibilità di carniere attraverso l’incremento delle specie cacciabili, l’estensione della stagione venatoria, la maggiore mobilità dei cacciatori e l’aumento dei richiami vivi per la caccia da appostamento.
Altro punto sensibile è il ruolo dell’Ispra. L’Unione Zoologica Italiana teme un indebolimento del peso delle valutazioni tecnico-scientifiche indipendenti, con il rischio che il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale perda valore vincolante e venga ridotto a elemento puramente consultivo.
La presa di posizione dell’UZI porta quindi nel dibattito un elemento preciso: la riforma non viene contestata soltanto dagli ambientalisti o dalle associazioni animaliste, ma anche da una voce autorevole della comunità scientifica.
Il messaggio è chiaro: la fauna selvatica non può essere considerata solo in funzione della caccia. È patrimonio naturale, biodiversità, equilibrio degli ecosistemi. E qualsiasi riforma dovrebbe partire da questo principio, non dal calendario venatorio.