l mercato dei carburanti continua a fare i conti con il fenomeno dell’illegalità, tra evasione fiscale, infiltrazioni della criminalità organizzata e concorrenza sleale. Secondo Faib Confesercenti e Fegica, il traffico illecito di prodotti petroliferi sottrae ogni anno allo Stato fino a 12 miliardi di euro, con effetti che ricadono anche sui prezzi pagati dagli automobilisti. Al centro del dibattito c’è anche il disegno di legge di riforma del settore, che le associazioni ritengono uno strumento decisivo per prevenire l’ingresso di operatori irregolari e rendere più efficaci i controlli lungo tutta la filiera. Di questi temi abbiamo parlato con Roberto Di Vincenzo, presidente di Fegica.

Presidente, qual è oggi lo stato di salute della distribuzione dei carburanti in Italia e quanto incide il fenomeno dell’illegalità sull’intero comparto?

La distribuzione carburanti, oggi, in Italia è, per così dire, in affanno: affanno per le mancate scelte dei Governi che, negli ultimi venticinque anni, si sono limitati a gestire il tema del mercato e dell’approvvigionamento petroliero e della sicurezza energetica come se potesse essere confinato all’interno della dinamica dei prezzi. Le mancate valutazioni strategiche hanno consegnato al Paese un sistema precocemente invecchiato nel quale a prevalere è il “breve respiro”. In questo quadro desolante -nonostante l’inasprimento dei controlli- si è aperta una prateria davanti a chi specula aggirando norme che mostrano tutti i loro limiti. Sono centinaia di milioni, miliardi che, ogni anno, si travasano dall’Erario a profitti che, il più delle volte sono nelle mani di organizzazioni malavitose. E, questo evidentemente ha un immediato riflesso sul prezzo al pubblico.

Da tempo chiedete una riforma del settore. Cosa dovrebbe cambiare concretamente e perché ritenete il ddl uno strumento decisivo?

Sono anni che chiediamo una riforma del settore basata su un sistema di regole che espella i truffatori ed i profittatori e costruisca un mercato nel quale la competizione avvenga sulla qualità dei prodotti, sull’offerta delle prestazioni e sulla certezza che i prodotti consegnati ogni giorno, nei circa 6 milioni di rifornimenti che gli automobilisti fanno, corrisponda per qualità e quantità a quello che il consumatore paga. Senza arricchire le “mafie” o operatori almeno spregiudicati che nell’opacità delle norme trovano un fertile terreno per i loro profitti. Ciò ha come immediata conseguenza la riduzione del prezzo, l’innalzamento delle vendite ed il miglioramento della qualità del servizio. Senza gravare sullo Stato..

Nel vostro allarme sostenete che contrastare davvero le frodi potrebbe tradursi anche in un beneficio economico per gli automobilisti. In che modo legalità, concorrenza e prezzo dei carburanti sono oggi così strettamente collegati?

Ovviamente in un sistema “trasparente” tutti quei rivoli che ogni giorno (basta leggere anche in queste ore i comunicati della GdF) si riversano nelle tasche di operatori che non hanno alcun interesse per il Paese finirebbero per produrre ricchezza ed efficienza: abbiamo stimato che solo se il 50% di questi rivoli fosse prosciugato, si potrebbe conseguire un risparmio di almeno 5 €cent/lt. La legalità che rivendichiamo ha questo come effetto. D’altra parte nessun italiano acquisterebbe un Kg di pane a 20 €cent: forse bisognerebbe essere ancora più chiari sul fatto che il carburante ha dei costi insopprimibili e che “offerte speciali” nascondono sempre frodi (o prodotti scadenti)

Qual è il messaggio che vuole rivolgere al Governo e quali sono, a suo giudizio, le priorità non più rinviabili per mettere in sicurezza il settore e garantire un mercato più trasparente ed efficiente?

Al Governo una sola domanda: abbiamo accettato la sfida che ci è stata proposta a gennaio del 2013 e abbiamo costruito un modello condiviso -faticosamente- con tutti gli attori della filiera -a costo zero- ma ancora oggi, inspiegabilmente, il Mimit continua a frenare e ad impedire che il DDL -definito in ogni sua parte- veda la luce. Perché? Cui prodest? I Gestori (ma anche gli operatori onesti) ci tengono così tanto alle regole che sono pronti anche a sostenere la richiesta con iniziative sindacali. Perché, quindi, arrivare ad un braccio di ferro quando è tutto pronto per essere inserito nella Legge sulla concorrenza? Ci piacerebbe, su questo, che ci fosse chiarezza.