Emma Bonino è morta all'età di 78 anni. L'annuncio è arrivato oggi da +Europa, il partito di cui era stata tra le fondatrici e una delle figure più rappresentative.
La notizia arriva dopo giorni di apprensione per le sue condizioni di salute. Lunedì 7 settembre Bonino era stata soccorsa nella sua abitazione romana e trasportata in codice rosso all'ospedale Santo Spirito, dove era stata ricoverata in terapia intensiva a causa di un aggravamento della funzionalità respiratoria. Nei giorni successivi i medici avevano parlato di condizioni delicate ma stazionarie. Bonino era rimasta vigile e cosciente.
Ieri era stata trasferita dalla terapia intensiva in una struttura privata, su indicazione del suo medico curante, Claudio Santini. I familiari avevano chiesto riserbo sul luogo del ricovero.
Nel messaggio con cui ha comunicato la morte, +Europa ha ricordato Bonino come una delle figure più importanti della politica italiana contemporanea, sottolineandone l'indipendenza e la lunga battaglia per i diritti civili. Un impegno nato già negli anni della giovinezza, quando un'esperienza personale legata al divieto di aborto clandestino la portò a impegnarsi politicamente perché altre donne non dovessero vivere la stessa condizione.
Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea: Bonino ha attraversato quasi sessant'anni di storia politica italiana mantenendo un tratto che l'ha accompagnata per tutta la carriera, quello di una radicale autonomia dalle convenzioni politiche del momento.
Si è battuta per la legalizzazione dell'aborto, contro la fame nel mondo e le mutilazioni genitali femminili, per la giustizia internazionale e l'istituzione della Corte penale internazionale, per la moratoria universale sulla pena di morte e contro ogni forma di autoritarismo. Una parte importante della sua attività politica è stata inoltre dedicata all'Europa e all'idea di una maggiore integrazione tra gli Stati.
Una vita nella politica radicale
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si avvicinò giovanissima al Partito Radicale, diventandone presto una delle figure più riconoscibili.
Fu eletta alla Camera nel 1976 e rimase deputata fino al 1994. Negli anni Settanta partecipò alle campagne referendarie sui diritti civili che portarono alla conferma della legge sull'aborto e, successivamente, alla bocciatura del nucleare.
All'inizio degli anni Novanta fu presidente e poi segretaria del Partito radicale transnazionale. Nel 1995 arrivò a Bruxelles come commissaria europea, incarico che mantenne per cinque anni occupandosi, tra le altre cose, di pesca, tutela dei consumatori e aiuti umanitari.
Rientrata in Italia, tornò a ricoprire incarichi istituzionali di primo piano. Nel secondo governo Prodi fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013 Enrico Letta la volle alla Farnesina: Bonino diventò così ministra degli Esteri, incarico che mantenne fino al 2014.
Negli anni successivi continuò la sua attività parlamentare e politica. Fu eletta senatrice a Roma e nel 2019 partecipò alla nascita di +Europa, partito che ha raccolto e rilanciato molte delle sue battaglie storiche, a partire da quella per un'Europa più integrata e verso gli Stati Uniti d'Europa.
Gli ultimi anni e la malattia
Negli ultimi anni la salute aveva imposto a Bonino diversi momenti di pausa, senza però allontanarla dalla vita pubblica.
Nel 2015 le era stato diagnosticato un microcitoma polmonare, un tumore raro e aggressivo. Dopo anni di cure, nel 2023 aveva annunciato di aver superato la malattia. Fino agli ultimi anni aveva continuato a partecipare al dibattito politico e a intervenire sui principali temi della vita pubblica italiana ed europea.
Con la sua scomparsa se ne va una delle personalità più riconoscibili della storia radicale italiana: una politica capace di rimanere a lungo all'opposizione, spesso anche controcorrente, senza rinunciare alle proprie battaglie.