La notizia è arrivata con quasi due settimane di ritardo: Yayoi Kusama è morta il 14 agosto in un ospedale di Tokyo. Aveva 97 anni. Lo studio dell'artista ha comunicato il decesso solo ieri, 27 agosto

Kusama era una di quelle rare figure che chiunque riconosce anche senza sapere esattamente chi sia: la parrucca rossa, i vestiti a pois, le stanze di specchi che sembrano non finire mai. Un'estetica ossessiva e totalizzante che negli ultimi vent'anni era diventata anche un fenomeno da social, con file di ore davanti alle sue installazioni nei musei di mezzo mondo.

Nata nel 1929 a Matsumoto, in Giappone, aveva lasciato il paese a 27 anni dopo uno scambio di lettere con Georgia O'Keeffe, che l'aveva incoraggiata a tentare la fortuna negli Stati Uniti. Arrivò a New York alla fine degli anni Cinquanta, in piena esplosione della pop art, e lì sviluppò quel linguaggio fatto di pois e reti ripetute che avrebbe segnato tutta la sua carriera.

Per anni il suo lavoro rimase ai margini del grande circuito dell'arte. Poi, dagli anni Novanta, arrivò la riscoperta, anche grazie alla Biennale di Venezia del 1993. Da allora la sua popolarità è cresciuta fino a renderla una delle artiste più note al grande pubblico. Le sue zucche a pois e le Infinity Mirror Rooms sono diventate tra le sue opere più conosciute.

L'11 settembre avrebbe dovuto aprire allo Stedelijk Museum di Amsterdam una grande retrospettiva sul suo lavoro. Diventerà un tributo postumo.