C’è un tratto che attraversa l’azione economica del governo guidato da Giorgia Meloni e che merita di essere osservato con attenzione, al di là delle letture immediate.

Non riguarda tanto ciò che è stato fatto.

Riguarda, piuttosto, ciò che non è stato fatto.

Negli ultimi due anni, i principali dossier economici sono stati gestiti con una certa efficacia operativa:

Tutto questo è vero.

Ed è, in larga parte, anche corretto.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che la politica economica non si misura solo sulla gestione dell’esistente.

Si misura sulla capacità di intervenire dove l’intervento modifica gli equilibri.

Ed è qui che emerge una linea più profonda.

I grandi dossier strutturali restano sullo sfondo:

Non si tratta di dimenticanze.

Si tratta di scelte.

Intervenire su questi fronti significherebbe incidere su assetti consolidati, redistribuire risorse, ridefinire priorità.

In altre parole: aprire conflitti.

In questo senso, più che una politica dell’azione, si intravede una politica dell’astensione.

Non un’astensione passiva, ma selettiva:

si interviene dove è possibile consolidare il consenso,

si evita di intervenire dove il costo politico sarebbe elevato.

È una linea che produce stabilità.

E la stabilità, in un contesto segnato da vincoli finanziari e istituzionali stringenti, non è un risultato banale.

Ma ogni stabilità ha un prezzo.

Perché ciò che non viene trasformato tende a sedimentarsi:

Il rischio non è l’errore.

Il rischio è la progressiva irrilevanza.

Un’economia che non ridefinisce sé stessa viene ridefinita da fattori esterni:

dalle dinamiche europee, dalle catene globali del valore, dalla tecnologia, dalla demografia.

In questo scenario, la non-decisione non è neutrale.

È una forma di adattamento.

Resta allora una domanda, che non è polemica ma strutturale:

quanto può durare una politica economica fondata sull’equilibrio,

in un contesto che richiede trasformazione?

Perché, prima o poi, ogni equilibrio si incrina.

E quando accade,

non lascia molto spazio all’astensione.