Il caso di Mario Roggero supera i confini italiani e approda al centro del dibattito internazionale. A intervenire è stato Elon Musk, che attraverso un post pubblicato su X ha criticato duramente la condanna inflitta al gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori dopo una rapina nel suo negozio.
Rispondendo a un utente che gli chiedeva un’opinione sulla vicenda, il patron di Tesla e SpaceX ha definito la sentenza «pazzesca», aggiungendo che «il giudice e il pubblico ministero di questo caso meritano quella condanna». Parole che hanno rapidamente acceso il confronto politico anche in Italia.
Tra i primi a commentare c’è stato il vicepremier Matteo Salvini, che ha rilanciato il messaggio sostenendo come la differenza tra chi si difende e chi commette una rapina sia evidente «anche dall’altra parte dell’oceano». Il leader della Lega aveva già espresso la propria vicinanza a Roggero, incontrandolo nei giorni scorsi nel carcere di Bollate.
Di segno opposto la reazione del Consiglio superiore della magistratura. Il consigliere laico Ernesto Carbone ha criticato l’intervento di Musk, definendolo un attacco alla magistratura italiana e ricordando che le decisioni dei giudici si fondano sull’applicazione delle leggi vigenti. Carbone ha inoltre sottolineato le profonde differenze tra il sistema giuridico italiano e quello statunitense in materia di uso delle armi e legittima difesa.
Intanto la vicenda continua ad avere anche un riflesso parlamentare. La Lega ha depositato una proposta di legge, firmata dal senatore Claudio Borghi, che punta a modificare l’articolo 52 del Codice penale ampliando i casi di non punibilità per chi reagisce a un’aggressione. L’iniziativa riporta al centro del dibattito il tema della legittima difesa, già al centro di numerose discussioni politiche negli ultimi anni.
Le parole di Musk hanno così riacceso un confronto che va oltre il singolo processo e coinvolge il rapporto tra diritto alla difesa, ruolo della magistratura e limiti dell’intervento penale, alimentando uno scontro destinato a proseguire sia nelle aule parlamentari sia nel dibattito pubblico.