L’intermediazione commerciale e finanziaria rappresenta una delle infrastrutture meno visibili ma più rilevanti dell’economia italiana. È quanto emerge dal primo Rapporto sull’intermediazione commerciale e finanziaria in Italia promosso dalla Fondazione Enasarco, che analizza il contributo economico, sociale e fiscale degli iscritti all’ente previdenziale degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari.

Lo studio restituisce la fotografia di una comunità professionale diffusa su tutto il territorio nazionale e composta da agenti di commercio, rappresentanti, consulenti finanziari e altri professionisti dell’intermediazione, evidenziandone il ruolo nel collegare imprese, consumatori, risparmiatori e mercati.

Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, il valore delle provvigioni dichiarate dagli iscritti supera i 20 miliardi di euro annui. Considerando che la remunerazione media degli agenti si attesta intorno al 5% del valore delle vendite concluse, il volume complessivo delle transazioni economiche facilitate dall’attività di intermediazione viene stimato tra 400 e 500 miliardi di euro all’anno, con una valutazione centrale vicina ai 500 miliardi.

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Una dimensione che, rapportata a un Prodotto interno lordo nazionale stimato in circa 2.000 miliardi di euro, equivale a una quota compresa tra il 20% e il 25% dell’intera economia italiana. Il Rapporto sottolinea come tale valore non rappresenti un contributo diretto al PIL, bensì il volume delle relazioni commerciali e delle transazioni rese possibili dall’attività degli intermediari.

Particolare attenzione viene dedicata al ruolo degli agenti di commercio all’interno del sistema delle piccole e medie imprese italiane. Per molte aziende prive di una rete commerciale interna strutturata, gli agenti costituiscono infatti una vera e propria infrastruttura esterna capace di garantire presenza sul territorio, sviluppo del portafoglio clienti e accesso a nuovi mercati, anche internazionali.

Una parte significativa del Rapporto è dedicata inoltre alla consulenza finanziaria. La Fondazione stima in circa 35.000 i consulenti finanziari iscritti a Enasarco, professionisti che assistono complessivamente 5,4 milioni di investitori. Il patrimonio riconducibile alla loro attività viene quantificato in circa 660 miliardi di euro, mentre la raccolta annua si attesterebbe intorno ai 34 miliardi.

Secondo le elaborazioni riportate nello studio, il patrimonio medio seguito da ciascun consulente raggiunge i 18 milioni di euro, mentre la raccolta media annua supera il milione di euro per professionista. Complessivamente, oltre l’11% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane sarebbe riconducibile alla platea professionale Enasarco.

Il Rapporto evidenzia inoltre gli effetti economici indiretti generati dalla categoria. Sul fronte della mobilità professionale, gli agenti percorrono mediamente circa 25.000 chilometri l’anno, con una quota rilevante che supera i 40.000 chilometri annui. Complessivamente, la percorrenza attribuibile agli iscritti supera i 6 miliardi di chilometri ogni anno.

L’intensità dell’utilizzo professionale dell’automobile si riflette anche sul mercato automobilistico. Gli agenti e i consulenti finanziari sostituiscono mediamente il veicolo ogni quattro anni, contro una media nazionale di sette-otto anni. Le nuove immatricolazioni direttamente riconducibili alla categoria vengono stimate in circa 19.790 unità all’anno, pari a circa il 10% delle immatricolazioni effettuate da privati titolari di partita IVA, per un valore economico superiore a 750 milioni di euro.

A questi effetti si aggiungono quelli legati ai consumi professionali. La spesa per carburanti si avvicina a un miliardo di euro annuo, mentre quella per manutenzioni, riparazioni e pneumatici viene stimata in circa 700 milioni. Le coperture assicurative collegate alla mobilità professionale valgono tra 250 e 300 milioni di euro all’anno.
Un impatto rilevante emerge anche nel comparto della ristorazione e dell’ospitalità. Il Rapporto stima oltre un miliardo di euro di consumi fuori casa e circa 3 miliardi di euro riconducibili alla ristorazione professionale, comprendendo pranzi di lavoro, incontri commerciali e attività relazionali che accompagnano l’esercizio della professione.

Accanto alla dimensione economica, lo studio pone l’accento sul contributo fiscale e previdenziale della categoria. Oltre alle imposte versate direttamente dagli iscritti e ai contributi previdenziali, l’attività degli intermediari genera ulteriori entrate per l’Erario attraverso IVA, accise, imposte indirette e gettito prodotto dalle attività economiche che essi contribuiscono ad attivare.

Nelle conclusioni, il Rapporto definisce l’intermediazione commerciale e finanziaria come una “infrastruttura invisibile” del Paese, sottolineando come il valore generato dagli iscritti Enasarco vada ben oltre i redditi professionali percepiti e si traduca in relazioni economiche, fiducia, diffusione della cultura finanziaria e sostegno alla competitività del sistema produttivo nazionale.

Tra le proposte avanzate figurano l’istituzione di un Osservatorio permanente sull’intermediazione commerciale e finanziaria, la pubblicazione di un rapporto annuale dedicato al settore, l’inclusione di specifici indicatori nei conti economici nazionali e la creazione di un indice nazionale dell’intermediazione in grado di misurare nel tempo il volume d’affari intermediato, i patrimoni assistiti, il contributo fiscale e il valore sociale generato dalla categoria.