Fabrizio Corona scende in campo e prova a trasformare follower e notorietà in consenso politico. L’ex re dei paparazzi ha annunciato la nascita di "Per la Verità", definito dallo stesso Corona un movimento "liberale e antisistema" che vuole mettere al centro la libertà dell'individuo. L'annuncio è arrivato attraverso un lungo video pubblicato il 14 settembre, con alle spalle il simbolo della nuova formazione e una dichiarazione d'intenti che lascia poco spazio alle interpretazioni: Corona vuole "entrare nel potere per essere l'antisistema".

Il punto di partenza è la battaglia che Corona conduce da mesi attraverso Falsissimo e il rapporto sempre più conflittuale con le grandi piattaforme digitali. Nel suo intervento accusa le Big Tech di esercitare un controllo eccessivo su dati, profili e contenuti e collega la nascita del progetto politico alle chiusure e alle limitazioni subite dai suoi account. Da qui anche il progetto King TV, una piattaforma indipendente che, nelle intenzioni di Corona, dovrebbe sottrarre i suoi contenuti alla dipendenza dai grandi social e comprendere anche una propria componente social.

Ma il vero salto è politico. Corona attacca frontalmente i partiti tradizionali, che considera ormai organizzazioni governate dalla comunicazione digitale e dagli algoritmi, e si paragona direttamente a Silvio Berlusconi, definendosi il "nuovo Berlusconi", ma "più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo". Rivendica inoltre la propria capacità imprenditoriale e sostiene di voler utilizzare questa esperienza per "far fare soldi al Paese".

Nel mirino finisce anche il governo. Corona contesta l'attuazione dei principi di "Dio, Patria, famiglia" e affronta l'immigrazione con una posizione netta: espulsione per chi non è in regola, apertura invece verso chi arriva in Italia portando professionalità e competenze. Ma il programma che comincia a delinearsi non segue una tradizionale divisione tra destra e sinistra. Accanto alla linea dura sull'immigrazione compaiono infatti legalizzazione delle droghe e regolamentazione della prostituzione, interventi sulla fiscalità, sulla sanità e sul lavoro.

Una parte significativa dell'intervento è dedicata ai giovani e all'intelligenza artificiale. Secondo Corona, l'automazione rischia di sostituire progressivamente lavoratori e persino insegnanti, aumentando la distanza tra chi possiede capitale e tecnologia e chi vive del proprio lavoro. Nel suo potenziale bacino elettorale inserisce anche gli over 50 espulsi dal mercato del lavoro e i padri separati in difficoltà economica, insieme a chi denuncia le carenze della sanità e della scuola pubblica.

Resta però un particolare tutt'altro che secondario. Corona può fondare un movimento, guidarlo e fare campagna politica, ma allo stato attuale non può essere eletto. A impedirglielo è l'interdizione perpetua dai pubblici uffici derivante da una condanna definitiva. Il problema si era già presentato nel 2023, quando aveva annunciato una candidatura alle elezioni comunali di Catania che poi non arrivò sulla scheda elettorale. Non risultano pubblicamente successivi provvedimenti che abbiano fatto venir meno quella pena accessoria.

Corona, comunque, rilancia. Sostiene che "Per la Verità" non sia uno scherzo e indica già il primo obiettivo politico: vedere quanto il movimento possa valere nei sondaggi. La soglia simbolica fissata dall'ex paparazzo è il 3%. Se dovesse superarla, sostiene con il suo linguaggio abituale, sarebbero "caz.. amari per tutti".

Ora arriva la verifica più difficile: capire se dietro l'enorme capacità di Corona di attirare attenzione esista davvero un elettorato. Perché milioni di visualizzazioni non sono automaticamente milioni di voti e un follower non è necessariamente un elettore. Ma se "Per la Verità" dovesse davvero comparire nei prossimi sondaggi con percentuali significative, la domanda politica diventerebbe inevitabile: non soltanto quanto vale Fabrizio Corona, ma soprattutto a chi potrebbe togliere voti.