Nuovo capitolo nella vicenda della cosiddetta "famiglia nel bosco" di Palmoli. Proprio mentre prende forma il percorso che dovrebbe portare al progressivo ricongiungimento dei tre bambini con i genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, cambia l'assistente sociale incaricata di seguire il caso. E sulla professionista che se ne era occupata finora, Veruska D'Angelo, è stato aperto un procedimento disciplinare da parte dell'Ordine degli assistenti sociali della Regione Abruzzo.
La nuova assistente sociale è Giuseppina Tittaferrante. L'incontro legato alla definizione delle modalità del graduale rientro dei minori è previsto per mercoledì 9 settembre. A confermare l'arrivo della convocazione è stato Simone Pillon, avvocato della coppia, che nei giorni scorsi aveva sollecitato l'attuazione di quanto stabilito dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila.
Il cambio arriva mentre sul lavoro svolto dalla precedente assistente sociale si apre dunque un fronte disciplinare. Il procedimento nei confronti di Veruska D'Angelo riguarda la presunta violazione di sei articoli del Codice deontologico ed è scaturito da due segnalazioni.
La prima è stata presentata dalla presidente dell'Ordine regionale, Francesca D'Atri, per verificare il corretto esercizio della professione, anche in relazione ad alcune dichiarazioni attribuite alla professionista e rese alla stampa. La seconda nasce invece da un esposto degli ex legali di Catherine e Nathan, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.
Nell'esposto vengono formulate contestazioni pesanti, che dovranno naturalmente essere verificate nell'ambito del procedimento disciplinare. Secondo i legali, D'Angelo si sarebbe mostrata "ostile" nei confronti della coppia e non avrebbe svolto il proprio incarico con l'imparzialità richiesta dal ruolo. Tra gli aspetti sottoposti all'attenzione dell'organo disciplinare figurano anche il rapporto professionale instaurato con la famiglia, la riservatezza nei rapporti con la stampa e l'eventuale espressione di giudizi di valore sul modello di vita ed educativo scelto dai genitori.
Si tratta, è bene sottolinearlo, di contestazioni ancora da accertare: l'apertura del procedimento disciplinare non rappresenta una dichiarazione di responsabilità e la professionista avrà la possibilità di presentare le proprie deduzioni e difendersi dalle accuse formulate.
Resta inoltre un elemento da chiarire sul piano formale: secondo quanto emerso, D'Angelo non risulterebbe al momento ufficialmente rimossa dall'incarico, nonostante l'ingresso della nuova assistente sociale nella gestione del percorso di ricongiungimento.
Sul fronte familiare, intanto, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha scelto la strada del rientro graduale. I tre bambini resteranno per il momento nella struttura protetta di Vasto, dove si trovano dal 20 novembre 2025. Il percorso prevede un progressivo riavvicinamento ai genitori e, dal prossimo ottobre, la possibilità di trascorrere i fine settimana con Catherine e Nathan a Palmoli.
Una decisione accolta con sentimenti contrastanti dai genitori. "La tanto attesa decisione è arrivata e ci spezza il cuore", avevano affermato Catherine e Nathan in un video, pur trovandosi davanti per la prima volta a un percorso concreto che punta al ritorno dei figli in famiglia.
Anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, ha definito il rientro a tappe l'unica strada attualmente percorribile, sottolineando l'importanza della possibilità per i bambini di tornare progressivamente nel proprio ambiente familiare.
Cantelmi ha però assunto una posizione molto netta anche sul procedimento riguardante D'Angelo: pur confermando le proprie critiche all'operato dei servizi sociali e sostenendo che siano stati commessi errori nella gestione della vicenda, ha respinto qualsiasi impostazione "giustizialista" o attacco personale nei confronti della professionista.
La giornata di mercoledì 9 settembre diventa quindi un passaggio particolarmente delicato. Con una nuova assistente sociale e un percorso di ricongiungimento ormai disposto dai giudici, il caso della famiglia nel bosco entra in una fase completamente diversa: l'obiettivo, adesso, non è più stabilire se avviare il riavvicinamento, ma definire concretamente tempi e modalità per riportare progressivamente i tre bambini accanto ai loro genitori.
Ed è proprio qui che questa vicenda smette di riguardare soltanto la "famiglia nel bosco" e pone una domanda molto più scomoda: chi controlla chi ha il potere di entrare nella vita di una famiglia e contribuire a decisioni capaci di separare genitori e figli?
Non è in discussione l'importanza degli assistenti sociali né il lavoro serio svolto ogni giorno da tanti professionisti. È il sistema che deve essere messo sotto esame. Perché quando una relazione dei servizi sociali entra in un fascicolo giudiziario può assumere un peso enorme e incidere concretamente sulla vita di un bambino. E un potere così delicato non può essere accompagnato da controlli deboli, automatismi o valutazioni che rischiano di diventare verità semplicemente perché nessuno le verifica fino in fondo.
Chi valuta una famiglia deve essere, a sua volta, valutabile. Chi scrive una relazione deve rispondere della precisione dei fatti riportati. E soprattutto deve esistere un contraddittorio reale, rapido ed efficace. Perché se una valutazione è sbagliata, correggerla dopo mesi o anni può significare arrivare quando il danno è già stato fatto.
La tutela dei minori non può diventare una formula dietro la quale qualsiasi scelta risulti automaticamente giustificata. Tutelare un bambino significa proteggerlo quando è necessario, certamente. Ma significa anche proteggerlo da allontanamenti non indispensabili, da tempi interminabili e dagli eventuali errori delle istituzioni chiamate a decidere del suo futuro.
Il punto è tutto qui: quando lo Stato entra in una famiglia deve avere prove solide, competenze adeguate e controlli altrettanto severi. Perché togliere un bambino dalla propria casa non può mai diventare una procedura ordinaria. È una misura estrema. E se il sistema sbaglia, non basta cambiare una relazione, un operatore o un provvedimento: il tempo sottratto a un bambino e ai suoi genitori non lo restituisce nessuno.