Dalle piazze alle vetrine sfondate, dai negozi saccheggiati ai social network utilizzati per esibire il bottino. Le violenze che hanno accompagnato le manifestazioni del 17 ottobre in Francia e in Italia mostrano il volto più inquietante di una protesta che, in diversi episodi, ha lasciato spazio a devastazioni, aggressioni e razzie. Un'escalation che solleva interrogativi sempre più pressanti sulla sicurezza, sulla tutela dei commercianti e sulla capacità di distinguere il legittimo dissenso politico da comportamenti apertamente criminali.
In Francia, a meno di 48 ore dai disordini, sulle piattaforme di compravendita Vinted e Leboncoin sono comparsi numerosi annunci sospetti relativi a cosmetici, abbigliamento firmato, scarpe sportive, smartphone e prodotti di lusso. Alcuni articoli sarebbero stati proposti a prezzi particolarmente bassi, talvolta ancora provvisti di etichette e dispositivi antitaccheggio. Tra gli oggetti segnalati figurano anche maglie del Lille, mentre su TikTok e X sono circolati filmati di persone che mostrano borse piene di merce e invitano gli utenti a visitare i propri profili di vendita. La provenienza illecita dei singoli prodotti dovrà naturalmente essere accertata dagli investigatori, ma il fenomeno ha già provocato indignazione e richieste di intervento.
A chiedere la collaborazione delle piattaforme con le autorità sono intervenuti anche esponenti politici francesi, tra cui Gabriel Attal e Jordan Bardella. L'obiettivo è identificare chi avrebbe approfittato delle manifestazioni per impossessarsi di prodotti commerciali e tentare successivamente di rivenderli. Perché dietro un annuncio apparentemente conveniente potrebbe nascondersi il danno subito da un commerciante che si è ritrovato il negozio devastato.
Anche l'Italia ha vissuto ore di tensione. A Milano, tra il 17 e il 18 ottobre, diversi esercizi commerciali sono stati presi di mira durante i disordini. Tra le attività coinvolte figurano negozi di importanti marchi internazionali, con vetrine danneggiate e merce sottratta. Le forze dell'ordine hanno effettuato numerosi interventi, accompagnamenti negli uffici di polizia, arresti e denunce. Sui social sono comparsi anche filmati relativi ai saccheggi, compreso quello nel quale alcuni partecipanti avrebbero consegnato parte della merce a un senzatetto, presentando il gesto come una forma di "esproprio proletario".
Una definizione che non cambia la sostanza dei fatti. Rubare all'interno di un'attività commerciale non diventa un'azione politica soltanto perché avviene durante una manifestazione. E neppure la successiva distribuzione della merce può trasformare un saccheggio in un gesto di solidarietà. Il danno resta a carico di chi lavora, investe, paga stipendi e rischia di vedere distrutta in pochi minuti un'attività costruita negli anni.
Il collegamento tra quanto accaduto in Francia e gli episodi italiani è evidente nella violenza e nei saccheggi, pur con una distinzione fondamentale: mentre in Francia sono stati segnalati annunci online sospettati di riguardare merce sottratta durante i disordini, per l'Italia non risultano al momento riscontri altrettanto solidi di una rivendita organizzata sulle piattaforme digitali.
Il bilancio italiano rende ancora più pesante il quadro: secondo i dati diffusi il 19 ottobre, soltanto per i disordini di domenica a Milano sono state accompagnate in Questura 271 persone, con 32 arresti e 28 denunce. Numeri che testimoniano la gravità degli episodi, mentre le indagini dovranno accertare le singole responsabilità.
Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può diventare uno scudo dietro il quale nascondere aggressioni, devastazioni e furti. Chi protesta pacificamente esercita una libertà democratica. Chi assalta un negozio, aggredisce un poliziotto o approfitta del caos per impossessarsi di merce commette reati e deve risponderne davanti alla giustizia.
Francia e Italia si trovano così a fare i conti con una questione che va ben oltre le singole giornate di protesta. La rabbia sociale può spiegare le ragioni di una mobilitazione, ma non giustifica la violenza. E quando le piazze diventano terreno di conquista per gruppi di saccheggiatori, a pagare non sono i governi contro cui si manifesta, ma i cittadini, i commercianti e i lavoratori. Proprio quelli che, almeno nelle intenzioni dichiarate, quelle proteste dovrebbero difendere.